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日志


1月30日

dalla Gilda di Venezia



26 gennaio 2009
   

No alla Monolingua...

No alla monolingua, sì al plurilinguismo,  come conferma e ribadisce  anche  il Commissario europeo al multilinguismo, Leonard Orban

Misteriosamente penalizzati, dal punto di vista culturale ed occupazionale, gli studenti italiani rispetto ai coetanei europei, in relazione allo studio delle Lingue straniere dalla Circolare n. 4 sulle iscrizioni. Chiediamo al Ministro Gelmini perché si dovrebbe accettare che il futuro dei nostri studenti  debba essere penalizzato rispetto ai coetanei europei e di  riconsiderare la scelta, in controtendenza  rispetto ad altre decisioni  del governo,  sempre aderenti al dettato dell’ Unione europea. 

 

Misteriosamente penalizzati, dal punto di vista culturale ed occupazionale, gli studenti italiani rispetto ai coetanei europei, in relazione allo studio delle Lingue straniere dalla Circolare n. 4 sulle iscrizioni, la quale recita così : “Le ore riservate all’insegnamento della seconda lingua comunitaria, nel rispetto dell’autonomia delle scuole, possono essere utilizzate anche per potenziare l’insegnamento della lingua italiana nei confronti degli alunni stranieri non in possesso delle necessarie conoscenze e competenze in lingua italiana, nei limiti delle disponibilità di organico e in assenza di esubero, a livello provinciale, di docenti della seconda lingua comunitaria.”

Tutti gli indicatori economici ed occupazionali indicano nella conoscenza di almeno due lingue straniere, oltre a quella nativa, l’ elemento fondamentale per muoversi agevolmente nel mercato del lavoro. 

La scelta di optare per l’ apprendimento del solo  Inglese come lingua straniera  è sbagliata sia dal punto di vista culturale che da quello occupazionale. La conoscenza di almeno due lingue, oltre quella nativa, è considerata fondamentale per le opportunità di lavoro dei giovani. Lo dice a chiare lettere un documento della Commissione europea a favore del multilinguismo ( settembre 2009), di cui i nostri politici non hanno tenuto alcun conto.

Il commissario europeo ha ribadito ora,  in risposta alle moltissime e-mail giuntegli, l’ importanza sociale, culturale e professionale dell’ apprendimento di più lingue straniere a scuola. Ma il ministro Gemini ha risposto picche (?): ci permettiamo di chiederLe perché si dovrebbe accettare che il futuro degli studenti italiani debba essere penalizzato rispetto ai coetanei europei e di  riconsiderare la scelta, in controtendenza  rispetto ad altre decisioni  del governo  sempre aderenti al dettato dell’ Unione europea. 

 

…Sì al multilinguismo  

Queste le considerazioni dell’ Unione Europea, sinteticamente riassunte dalla: COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI 

 

Il multilinguismo: una risorsa per l'Europa e un impegno comune.

Bruxelles, 18.9.2008 

 

Molte lingue : simbolo forte dell’ Unione europea.  

La coesistenza armoniosa di molte lingue in Europa è un simbolo forte dell'aspirazione dell'Unione europea a essere unita nella diversità, uno dei fondamenti del progetto europeo. Le lingue definiscono le identità personali, ma fanno anche parte di un patrimonio comune. Possono servire da ponte verso altre persone e dare accesso ad altri paesi e culture promuovendo la comprensione reciproca. Una politica di multilinguismo positiva può migliorare le opportunità nella vita dei cittadini: può aumentarne l'occupabilità, facilitare l'accesso a servizi e diritti e accrescere la solidarietà, grazie a un maggior dialogo interculturale e una migliore coesione sociale.  

La comunicazione della Commissione del 2005 Una nuova strategia quadro per il multilinguismo ha ribadito il valore della diversità linguistica e ha espresso l'esigenza di una politica più ampia per promuovere il multilinguismo, come raccomandato dal Gruppo indipendente ad alto livello sul multilinguismo. Quest'analisi è stata confermata da un'ampia consultazione svoltasi nel 2007-2008, comprendente una consultazione online con più di 2 400 risposte, e da due gruppi di consulenti che hanno esaminato il contributo del multilinguismo al dialogo interculturale e il ruolo delle lingue nel mondo del lavoro. 

L'obiettivo principale è quindi quello di sensibilizzare al valore e alle opportunità della diversità linguistica dell'UE e incoraggiare l'eliminazione delle barriere al dialogo interculturale.

A tale riguardo uno strumento chiave è rappresentato dall'obiettivo di Barcellona della comunicazione nella lingua materna più altre due lingue. Occorrono maggiori sforzi affinché tutti i cittadini possano raggiungere quest'obiettivo.

 

Sono necessarie anche misure concrete per una parte cospicua della società europea che non fruisce ancora dei vantaggi del multilinguismo, ad esempio le persone che sono monolingui o sono alle prese con la loro prima lingua straniera, i ragazzi che abbandonano la scuola, gli anziani e gli adulti che non continuano gli studi. 

 

Le lingue e la competitività 

Uno studio della Commissione sulle conseguenze economiche della scarsa conoscenza linguistica nelle imprese comunitarie20 ha rilevato che probabilmente l'11% delle imprese esportatrici dell'UE subisce perdite a causa di ostacoli linguistici. Nonostante il ruolo dominante dell'inglese come lingua commerciale a livello mondiale, saranno le altre lingue a dare un vantaggio concorrenziale alle imprese comunitarie e a consentire loro di conquistare nuovi mercati.  

 

Le lingue e l'occupabilità 

Le competenze linguistiche e interculturali aumentano la probabilità di trovare un'occupazione migliore. In particolare, la padronanza di alcune lingue straniere rappresenta un vantaggio concorrenziale: le imprese richiedono sempre più la conoscenza di varie lingue per lavorare all'interno e all'esterno dell'UE. Chi parla più lingue ha la possibilità di scegliere fra più offerte di lavoro, anche all'estero, mentre la mancanza di conoscenze linguistiche costituisce il maggiore ostacolo per lavorare all'estero21. Prove empiriche dimostrano che la conoscenza di varie lingue stimola la creatività e l'innovazione: le persone poliglotte sono consapevoli del fatto che i problemi possono essere risolti in modo diverso in diversi contesti linguistici e culturali e possono utilizzare questa capacità per giungere a nuove soluzioni. 

 

Più opportunità di imparare più lingue 

Due precedenti comunicazioni della Commissione23 hanno fissato obiettivi strategici e priorità per l'insegnamento efficace di un'ampia gamma di lingue sin dai primi anni di vita, che rimangono validi e dovrebbero essere perseguiti. Nonostante la maggior parte degli Stati membri abbia aumentato l'offerta di formazioni linguistiche nell'istruzione primaria e secondaria tra il 1999 e il 2005, queste sono soprattutto in inglese. In quasi la metà degli Stati membri gli studenti non hanno la possibilità di studiare due lingue nel corso dell'istruzione obbligatoria.

Sono ancora necessari sforzi per aumentare il numero di lingue insegnate, in particolare in relazione alla scelta di una seconda lingua straniera.  

 

CONCLUSIONI

La Commissione invita gli Stati membri e le altre istituzioni dell'UE a sostenere il quadro politico trasversale per il multilinguismo descritto nella presente comunicazione e ad attuarlo al livello più appropriato. 

 

… come conferma e ribadisce  anche 

il Commissario europeo al multilinguismo, Leonard Orban.

 

Conosco la linea  italiana. E penso che non sia l’ approccio migliore. L’ approccio della UE è un altro: più lingue si insegnano  e si parlano in ogni Paese è meglio . Lo dico con il massimo di rispetto per lo stato italiano, so bene che sono sue le competenze sul multilinguismo. E mi piacerebbe anche parlarne con il ministro Gelmini.

Per l’ Europa, niente è  cambiato rispetto alla volontà politica espressa da tutti gli Stati nel 2002 a Barcellona, al vertice dei capi di stato e di Governo. Allora, si disse : si insegneranno almeno due lingue oltre alla lingua madre.

Studi fatti parlano di seri problemi per quei giovani, sul mercato interno del lavoro : le aziende cercano chi parla più lingue perché comunica meglio e perché è più aperto, adattabile, ha più capacità interculturali. Sono sempre di più i paesi UE  che applicano questo principio. […] Immagini che ogni Paese  decida di promuovere una sola lingua. Che cosa accadrebbe?  Che una lingua e una cultura importanti come quella italiana non avrebbero alcuna possibilità di essere conosciute fuori dall’ Italia. Ma l’ Europa, che è un attore globale, e vuole competere nel mondo, certo  non vuole questo, per nessuno.”  (“Il Corriere della Sera”,  17/01/’ 09)  

 

Gilda degli Insegnanti

1月29日

IN DIFESA DELLA SECONDA LINGUA (da Orizzontescuola)

Riforme: I docenti di L2 lasciano la scuola media. Parte mobilitazione ANIEF

29 gennaio 2009 - ANIEF
Il potenziamento dell'inglese introdotto nel nuovo curricolo della scuola secondaria di I grado, (C.M.n. 6 del 21 gennaio 2009) cancella lo studio della seconda lingua comunitaria e impoverisce il bagaglio culturale dei nostri alunni proprio in un momento in cui si aprono le barriere dell’Europa.

Il potenziamento dell'inglese, in alternativa alla seconda lingua comunitaria (5 ore di inglese al posto di 3 ore di inglese + 2 di seconda lingua), ben lungi dal rappresentare un'innovazione positiva per la scuola, così come trionfalisticamente propagandato nei comunicati del Ministero, produce soltanto un impoverimento dell'offerta formativa, motivato, peraltro, da nuove immotivate esigenze di risparmio.

La scelta di destinare all'inglese anche le due ore della seconda lingua comunitaria cancella in un sol colpo l'unica reale innovazione introdotta dal 1962 ad oggi nella nostra scuola media (Legge 1859/62: DM 24.4.1963 e, successivamente, DM 9.2.79 in applicazione legge 348/77), e si configura come una pesante penalizzazione nel profilo formativo degli studenti che, una volta adulti si ritroveranno penalizzati nel mercato del lavoro rispetto ai cittadini degli altri Paesi dell'UE, dove lo studio di almeno due lingue è obbligatorio, su indicazione della stessa UE. 

Tale misura ha il solo merito di cacciare quei docenti che da anni si dedicano con impegno e passione all'insegnamento della seconda lingua nella scuola secondaria di I grado, con risultati soddisfacenti e malgrado le difficili condizioni di lavoro, con passione aldilà della retorica dell'Amministrazione.

La diffusione dell'inglese potenziato, nonostante le clausole applicative poste (nessun esubero per i docenti di seconda lingua di ruolo e presenza delle necessarie disponibilità di organico all'interno delle singole scuole) comporterà nel giro di pochi anni  il progressivo licenziamento (o meglio, la mancata riconferma in servizio) della quasi totalità dei docenti di seconda lingua comunitaria, docenti che non sono stati assunti perché i posti occupati non erano considerati all'interno dell'organico di diritto, tanto che si è rilevata vana l'indicazione ministeriale di assumerli integralmente (ISTRUZIONI OPERATIVE ALLEGATE AL DECRETO SULLE ASSUNZIONI 61/08). Questi docenti rimarranno semplicemente orgogliosi di aver prestato servizio nella Scuola, disoccupati anche se regolarmente abilitati e specializzati, certamente non disposti a fare le guide turistiche.

Non possiamo tollerare che la professionalità di questi docenti e l'interesse delle famiglie sia così svilito perché si è individuato un altro luogo dove tagliare senza aver analizzato criticamente i risultati ottenuti a spese del contribuente e della conoscenza. E pensare che le Scuole di Specializzazione hanno ultimamente abilitato in discipline ancora non codificate in classi concorsuali (cinese e arabo).

Noi chiamiamo all'appello non soltanto i docenti di seconda Lingua, ma tutti i docenti, i dirigenti e le famiglie perché il patrimonio del plurilinguismo sia salvaguardato, patrimonio comune di tutti i cittadini europei, perché la deriva al monolinguismo per esigenze di cassa non può spingersi verso rinnovati provincialismi.

Per questa ragione, abbiamo deciso di promuovere una serie di iniziative, che mobilitino l'opinione pubblica a partire dalla promozione di una conferenza di servizio, per convincere il MIUR a rivedere secondo le indicazioni europee lo studio delle lingue.

Per aderire alla mobilitazione, creare una rete e coordinarsi scrivete, lasciando i vostri recapiti, a aniefsecondalingua@libero.it

DIFENDIAMO LA seconda LINGUA NELLA SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO!

Collegati al sito www.anief.net , sostieni la nostra iniziativa.

1月23日

Documento MIDA

                                                                                                               Alla c.a.

 

                                                                                              Del Ministro della Pubblica Istruzione

                                                                                              On. Mariastella Gelmini

 

                                                                                              Del Presidente della VII Commissione

                                                                                              Cultura

                                                                                              On. Valentina Aprea

 

                                                                                              Dei Signori Onorevoli e Senatori

membri della VII Commissione Cultura Camera e Senato

 

Alle Sigle sindacali GILDA, CGIL, CISL, UIL

 

 

 

 

OGGETTO: Percorso abilitante per i precari non abilitati attualmente in servizio nella scuola italiana.

 

 

Gentile Ministro Gelmini, Gentili Onorevoli e Senatori membri della VII Commissione Cultura, gentili rappresentanti Sindacali,

 

                        il Movimento Insegnanti da Abilitare (MIDA), costituitosi il 26 Febbraio 2008, torna a chiedere con la presente cosa intendono fare i Signori Parlamentari per risolvere il problema degli insegnanti precari non abilitati che da anni prestano servizio nelle sedi scolastiche di tutta Italia.

Il MIDA, sin dall’inizio, ha chiesto che l’attuale governo conceda agli insegnanti DA ABILITARE un percorso abilitante in qualsiasi forma il Ministero voglia concedere.

                        Durante le audizioni in Commissione Cultura, il MIDA ha sollecitato la possibilità di avere un “nuovo DM 85, legge 143”, come è stato concesso ai colleghi con le stesse caratteristiche, ovvero i 360 gironi di insegnamento e il titolo richiesto per insegnare. Questo corso sarebbe completamente a carico dei corsisti e con modalità didattiche vicine agli ex corsi SSIS. Si tiene a precisare che i membri del MIDA non hanno frequentato le Scuole di Specializzazione per:

·        l’impossibilità di essere ammessi tutti ai corsi biennali di specializzazione indetti dalle SSIS, perché a numero chiuso, nonostante l’inserimento già da più anni degli insegnanti da abilitare all’interno del circuito dei docenti scolastici e nonostante la Costituzione Italiana sancisca il diritto per il lavoratore a formarsi in merito alla professione che sta svolgendo;

·        l’impossibilità di accedere ai corsi abilitanti (ex legge 143/2004, articolo 2, comma 1, e decreto ministeriale 85/2005, ministero Moratti) per la mancanza dei 360 giorni di servizio maturati tra il 1 settembre 1999 e il 6 giugno 2004 richiesti come prerequisito per l’iscrizione (oggi ampiamente maturati).

 

                        Da anni molti precari non abilitati ricoprono posti che nessuno vuole, compiendo dei grossi sacrifici, anche economici, staccandosi dagli affetti più cari (talvolta dai propri figli) per poter guadagnare punti e poter praticare ciò per cui si è investito durante gli anni scolastici e universitari.

 

                        I docenti da abilitare sarebbero contenti di pagare le relative tasse universitarie presso Atenei italiani e non dover rincorrere un corso abilitante indetto da Università straniere, anche perché, oltre ai disagi familiari conseguenti:

·        hanno gli stessi requisiti dei colleghi che hanno usufruito del corso abilitante ex legge 143/2004, articolo 2, comma 1, e decreto ministeriale 85/2005 (ministero Moratti);

·        hanno tutti intrapreso un corso di Laurea che in origine non prevedeva la SSIS per abilitarsi all’insegnamento: il fatto di non essere abilitati è puramente frutto di un gap burocratico e legislativo;

·        se si vuole chiudere l’attuale sistema di reclutamento degli insegnanti nel 2010, allora è necessario permettere di specializzarsi a chi ha lavorato ENTRO QUESTO SISTEMA fino al 2010. Diversamente almeno sei anni di precariato (che sono persone che hanno espresso un voto) verranno INGIUSTAMENTE tagliati fuori dalla possibilità di uscire da questo labirinto: CHI HA LAVORATO PER LO STATO PER TUTTO QUESTO TEMPO HA LO STESSO DIRITTO DI SPECIALIZZARSI CHE HANNO AVUTO GLI ALTRI per i quali sono stati indetti i precedenti CORSI ABILITANTI.

                        Purtroppo alcuni docenti da abilitare hanno già reperito informazioni in merito all’acquisizione dell’abilitazione all’estero: ovviamente, se non verrà attivato un corso abilitante in Italia, si troveranno costretti ad abilitarsi all’estero, per questo chiedono un corso abilitante. Avendo messo in ballo tutta la vita e, qualora si presentasse realmente nella fase di aggiornamento delle graduatorie una migrazione di massa di circa 100.000 precari abilitati da Sud a Nord, ogni possibilità lavorativa nell’attuale condizione di docenti da abilitare sarà pari a zero.

 

I docenti da abilitare in Italia sono meno di 20.000, non sono pochi ma neanche troppi. Chiedono, in nome della meritocrazia e delle pari opportunità che hanno avuto i colleghi che hanno potuto usufruire dei corsi indetti dalla legge 143/2004, di ottenere un percorso abilitante che non abbia costi per lo Stato ma solo per i corsisti: tasse per l’università italiana.

 

                                                                                                          Cordiali saluti.

                                                                                                          I docenti del MIDA

 

 

REFERENTI:

 

Barbara Borriero 328-6238769 borriero@libero.it

Ida Gasparretti 339-1057829 ida.gasparretti@istruzione.it

 

1月21日

Discussione su come funziona il blog?

 Articoli sulla tv-web dei precari

Siete invitati ad intervenire !
  http://www.reportonline.it/article11735.html 

http://www.abitarearoma.net/index.php?doc=articolo&id_articolo=11276 


1月18日

SECONDA LINGUA

Centinaia di email di insegnanti e genitori per salvare francese, spagnolo e tedesco

La Ue critica l'Italia:
a scuola non basta l'inglese

Il commissario per il multilinguismo e la riforma: vanno raddoppiati gli insegnamenti

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES — Ne sono arrivate più di 400, in pochi giorni: email partite dall'Italia, un piccolo maremoto di protesta. Mittenti: in gran parte insegnanti, ma anche genitori. Destinatari: la Commissione europea, e soprattutto il commissario europeo al multilinguismo, Leonard Orban. La richiesta: salvare l'insegnamento alla scuola media del francese, dello spagnolo o del tedesco, cioè della «seconda lingua comunitaria » che dall'autunno diventerà facoltativa.

Imputata, o presunta imputata: il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. Che, a metà dicembre, stabilì: «a richiesta delle famiglie e compatibilmente con le disponibilità di organico e l'assenza di esubero dei docenti della seconda lingua comunitaria, è introdotto l'insegnamento potenziato dell'inglese per 5 ore settimanali complessive, utilizzando anche le ore d'insegnamento della seconda lingua comunitaria». Vale a dire: l'inglese potrà passare da 3 a 5 ore settimanali, e le 2 ore in più le cederà l'altra lingua. «Ma questo aiuterà gli italiani a sentirsi più europei?», chiedono i messaggi giunti a Bruxelles. «No, è un regolamento anti-europeo». E ancora: «È noto il gran divario linguistico che ci divide dagli altri Paesi Ue, parliamo poco le lingue straniere. Ora le parleremo ancor meno! Altrove si investe sulla seconda lingua straniera, pensiamo che l'Italia dovrebbe fare lo stesso...».

E che cosa ne pensa il destinatario delle email, cioè l'ingegnere romeno Orban, commissario al Multilinguismo? «Conosco la linea italiana. E penso che non sia l'approccio migliore. L'approccio della Ue è un altro: più lingue si insegnano e si parlano in ogni Paese, meglio è. Lo dico con il massimo rispetto per lo Stato italiano, so bene che sono sue le competenze sul multilinguismo. E mi piacerebbe anche parlarne con il ministro Gelmini». Secondo Orban, «per l'Europa, niente è cambiato rispetto alla volontà politica espressa da tutti gli Stati nel 2002, a Barcellona, al vertice dei capi di Stato e di governo. Allora si disse: si insegneranno "almeno due lingue" oltre alla lingua madre».

A Barcellona, per l'Italia, c'era Silvio Berlusconi, anche allora premier, e l'Istruzione era affidata a Letizia Moratti. Però non è stata solo l'Italia a cambiare strada, da allora. Anche in Gran Bretagna, la lingua straniera non è obbligatoria dai 14 anni in poi: «Ma studi fatti laggiù — rileva ancora Orban — parlano di seri problemi per quei giovani, sul mercato interno del lavoro: le aziende cercano chi parla più lingue perché comunica meglio e perché è più aperto, adattabile, ha più capacità interculturali. Sono sempre di più i Paesi Ue che applicano questo principio. E ormai contano il russo, il cinese, l'arabo. Immagini che ogni Paese decida di promuovere una sola lingua, che cosa accadrebbe? Che una lingua e una cultura importanti come quella italiana non avrebbero alcuna possibilità di essere conosciute fuori dall'Italia. Ma l'Europa, che è un attore globale e vuole competere nel mondo, certo non vuole questo, per nessuno ».

Luigi Offeddu

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http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_17/inglese_gelmini_ue_101e5f9c-e485-11dd-98be-00144f02aabc.shtml