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1月30日 dalla Gilda di Venezia
1月29日 IN DIFESA DELLA SECONDA LINGUA (da Orizzontescuola)Riforme: I docenti di L2 lasciano la scuola media. Parte mobilitazione ANIEF
29 gennaio 2009 - ANIEF La scelta di destinare all'inglese anche le due ore della seconda lingua comunitaria cancella in un sol colpo l'unica reale innovazione introdotta dal 1962 ad oggi nella nostra scuola media (Legge 1859/62: DM 24.4.1963 e, successivamente, DM 9.2.79 in applicazione legge 348/77), e si configura come una pesante penalizzazione nel profilo formativo degli studenti che, una volta adulti si ritroveranno penalizzati nel mercato del lavoro rispetto ai cittadini degli altri Paesi dell'UE, dove lo studio di almeno due lingue è obbligatorio, su indicazione della stessa UE. Tale misura ha il solo merito di cacciare quei docenti che da anni si dedicano con impegno e passione all'insegnamento della seconda lingua nella scuola secondaria di I grado, con risultati soddisfacenti e malgrado le difficili condizioni di lavoro, con passione aldilà della retorica dell'Amministrazione. La diffusione dell'inglese potenziato, nonostante le clausole applicative poste (nessun esubero per i docenti di seconda lingua di ruolo e presenza delle necessarie disponibilità di organico all'interno delle singole scuole) comporterà nel giro di pochi anni il progressivo licenziamento (o meglio, la mancata riconferma in servizio) della quasi totalità dei docenti di seconda lingua comunitaria, docenti che non sono stati assunti perché i posti occupati non erano considerati all'interno dell'organico di diritto, tanto che si è rilevata vana l'indicazione ministeriale di assumerli integralmente (ISTRUZIONI OPERATIVE ALLEGATE AL DECRETO SULLE ASSUNZIONI 61/08). Questi docenti rimarranno semplicemente orgogliosi di aver prestato servizio nella Scuola, disoccupati anche se regolarmente abilitati e specializzati, certamente non disposti a fare le guide turistiche. Non possiamo tollerare che la professionalità di questi docenti e l'interesse delle famiglie sia così svilito perché si è individuato un altro luogo dove tagliare senza aver analizzato criticamente i risultati ottenuti a spese del contribuente e della conoscenza. E pensare che le Scuole di Specializzazione hanno ultimamente abilitato in discipline ancora non codificate in classi concorsuali (cinese e arabo). Noi chiamiamo all'appello non soltanto i docenti di seconda Lingua, ma tutti i docenti, i dirigenti e le famiglie perché il patrimonio del plurilinguismo sia salvaguardato, patrimonio comune di tutti i cittadini europei, perché la deriva al monolinguismo per esigenze di cassa non può spingersi verso rinnovati provincialismi. Per questa ragione, abbiamo deciso di promuovere una serie di iniziative, che mobilitino l'opinione pubblica a partire dalla promozione di una conferenza di servizio, per convincere il MIUR a rivedere secondo le indicazioni europee lo studio delle lingue. Per aderire alla mobilitazione, creare una rete e coordinarsi scrivete, lasciando i vostri recapiti, a aniefsecondalingua@libero.it DIFENDIAMO LA seconda LINGUA NELLA SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO! Collegati al sito www.anief.net , sostieni la nostra iniziativa. 1月23日 Documento MIDAAlla c.a.
Del Ministro della Pubblica Istruzione On. Mariastella Gelmini
Del Presidente della VII Commissione Cultura On. Valentina Aprea
Dei Signori Onorevoli e Senatori membri della VII Commissione Cultura Camera e Senato
Alle Sigle sindacali GILDA, CGIL, CISL, UIL
OGGETTO: Percorso abilitante per i precari non abilitati attualmente in servizio nella scuola italiana.
Gentile Ministro Gelmini, Gentili Onorevoli e Senatori membri della VII Commissione Cultura, gentili rappresentanti Sindacali,
il Movimento Insegnanti da Abilitare (MIDA), costituitosi il 26 Febbraio 2008, torna a chiedere con la presente cosa intendono fare i Signori Parlamentari per risolvere il problema degli insegnanti precari non abilitati che da anni prestano servizio nelle sedi scolastiche di tutta Italia. Il MIDA, sin dall’inizio, ha chiesto che l’attuale governo conceda agli insegnanti DA ABILITARE un percorso abilitante in qualsiasi forma il Ministero voglia concedere. Durante le audizioni in Commissione Cultura, il MIDA ha sollecitato la possibilità di avere un “nuovo DM 85, legge 143”, come è stato concesso ai colleghi con le stesse caratteristiche, ovvero i 360 gironi di insegnamento e il titolo richiesto per insegnare. Questo corso sarebbe completamente a carico dei corsisti e con modalità didattiche vicine agli ex corsi SSIS. Si tiene a precisare che i membri del MIDA non hanno frequentato le Scuole di Specializzazione per: · l’impossibilità di essere ammessi tutti ai corsi biennali di specializzazione indetti dalle SSIS, perché a numero chiuso, nonostante l’inserimento già da più anni degli insegnanti da abilitare all’interno del circuito dei docenti scolastici e nonostante la Costituzione Italiana sancisca il diritto per il lavoratore a formarsi in merito alla professione che sta svolgendo; · l’impossibilità di accedere ai corsi abilitanti (ex legge 143/2004, articolo 2, comma 1, e decreto ministeriale 85/2005, ministero Moratti) per la mancanza dei 360 giorni di servizio maturati tra il 1 settembre 1999 e il 6 giugno 2004 richiesti come prerequisito per l’iscrizione (oggi ampiamente maturati).
Da anni molti precari non abilitati ricoprono posti che nessuno vuole, compiendo dei grossi sacrifici, anche economici, staccandosi dagli affetti più cari (talvolta dai propri figli) per poter guadagnare punti e poter praticare ciò per cui si è investito durante gli anni scolastici e universitari.
I docenti da abilitare sarebbero contenti di pagare le relative tasse universitarie presso Atenei italiani e non dover rincorrere un corso abilitante indetto da Università straniere, anche perché, oltre ai disagi familiari conseguenti: · hanno gli stessi requisiti dei colleghi che hanno usufruito del corso abilitante ex legge 143/2004, articolo 2, comma 1, e decreto ministeriale 85/2005 (ministero Moratti); · hanno tutti intrapreso un corso di Laurea che in origine non prevedeva la SSIS per abilitarsi all’insegnamento: il fatto di non essere abilitati è puramente frutto di un gap burocratico e legislativo; · se si vuole chiudere l’attuale sistema di reclutamento degli insegnanti nel 2010, allora è necessario permettere di specializzarsi a chi ha lavorato ENTRO QUESTO SISTEMA fino al 2010. Diversamente almeno sei anni di precariato (che sono persone che hanno espresso un voto) verranno INGIUSTAMENTE tagliati fuori dalla possibilità di uscire da questo labirinto: CHI HA LAVORATO PER LO STATO PER TUTTO QUESTO TEMPO HA LO STESSO DIRITTO DI SPECIALIZZARSI CHE HANNO AVUTO GLI ALTRI per i quali sono stati indetti i precedenti CORSI ABILITANTI. Purtroppo alcuni docenti da abilitare hanno già reperito informazioni in merito all’acquisizione dell’abilitazione all’estero: ovviamente, se non verrà attivato un corso abilitante in Italia, si troveranno costretti ad abilitarsi all’estero, per questo chiedono un corso abilitante. Avendo messo in ballo tutta la vita e, qualora si presentasse realmente nella fase di aggiornamento delle graduatorie una migrazione di massa di circa 100.000 precari abilitati da Sud a Nord, ogni possibilità lavorativa nell’attuale condizione di docenti da abilitare sarà pari a zero.
I docenti da abilitare in Italia sono meno di 20.000, non sono pochi ma neanche troppi. Chiedono, in nome della meritocrazia e delle pari opportunità che hanno avuto i colleghi che hanno potuto usufruire dei corsi indetti dalla legge 143/2004, di ottenere un percorso abilitante che non abbia costi per lo Stato ma solo per i corsisti: tasse per l’università italiana.
Cordiali saluti. I docenti del MIDA
REFERENTI:
Barbara Borriero 328-6238769 borriero@libero.it Ida Gasparretti 339-1057829 ida.gasparretti@istruzione.it
1月21日 Discussione su come funziona il blog?Articoli sulla tv-web dei precari Siete invitati ad intervenire ! 1月18日 SECONDA LINGUACentinaia di email di insegnanti e genitori per salvare francese, spagnolo e tedesco La
Ue critica l'Italia: Il commissario per il multilinguismo e la riforma: vanno raddoppiati gli insegnamenti DAL
NOSTRO CORRISPONDENTE Imputata, o presunta imputata: il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. Che, a metà dicembre, stabilì: «a richiesta delle famiglie e compatibilmente con le disponibilità di organico e l'assenza di esubero dei docenti della seconda lingua comunitaria, è introdotto l'insegnamento potenziato dell'inglese per 5 ore settimanali complessive, utilizzando anche le ore d'insegnamento della seconda lingua comunitaria». Vale a dire: l'inglese potrà passare da 3 a 5 ore settimanali, e le 2 ore in più le cederà l'altra lingua. «Ma questo aiuterà gli italiani a sentirsi più europei?», chiedono i messaggi giunti a Bruxelles. «No, è un regolamento anti-europeo». E ancora: «È noto il gran divario linguistico che ci divide dagli altri Paesi Ue, parliamo poco le lingue straniere. Ora le parleremo ancor meno! Altrove si investe sulla seconda lingua straniera, pensiamo che l'Italia dovrebbe fare lo stesso...». E che cosa ne pensa il destinatario delle email, cioè l'ingegnere romeno Orban, commissario al Multilinguismo? «Conosco la linea italiana. E penso che non sia l'approccio migliore. L'approccio della Ue è un altro: più lingue si insegnano e si parlano in ogni Paese, meglio è. Lo dico con il massimo rispetto per lo Stato italiano, so bene che sono sue le competenze sul multilinguismo. E mi piacerebbe anche parlarne con il ministro Gelmini». Secondo Orban, «per l'Europa, niente è cambiato rispetto alla volontà politica espressa da tutti gli Stati nel 2002, a Barcellona, al vertice dei capi di Stato e di governo. Allora si disse: si insegneranno "almeno due lingue" oltre alla lingua madre». A Barcellona, per l'Italia, c'era Silvio Berlusconi, anche allora premier, e l'Istruzione era affidata a Letizia Moratti. Però non è stata solo l'Italia a cambiare strada, da allora. Anche in Gran Bretagna, la lingua straniera non è obbligatoria dai 14 anni in poi: «Ma studi fatti laggiù — rileva ancora Orban — parlano di seri problemi per quei giovani, sul mercato interno del lavoro: le aziende cercano chi parla più lingue perché comunica meglio e perché è più aperto, adattabile, ha più capacità interculturali. Sono sempre di più i Paesi Ue che applicano questo principio. E ormai contano il russo, il cinese, l'arabo. Immagini che ogni Paese decida di promuovere una sola lingua, che cosa accadrebbe? Che una lingua e una cultura importanti come quella italiana non avrebbero alcuna possibilità di essere conosciute fuori dall'Italia. Ma l'Europa, che è un attore globale e vuole competere nel mondo, certo non vuole questo, per nessuno ». Luigi Offeddu |
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