Membro della Commissione Cultura
Camera dei Deputati
Audizione del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Mariastella Gelmini, sulle problematiche connesse all'avvio dell'anno scolastico 2009-2010.
MARIASTELLA GELMINI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Grazie a voi. Un saluto cordiale a tutti. Vi ringrazio per l'opportunità di riassumere le problematiche e le procedure che abbiamo seguito per l'avvio dell'anno scolastico.
Ricordo innanzitutto che l'anno scolastico è iniziato regolarmente e nel rispetto dei tempi previsti dalla normativa vigente. Non è stata un'operazione molto semplice, anche in relazione alla contrazione dei tempi operativi conseguenti alla proroga dei termini per le iscrizioni, fissata per il 28 febbraio, e al differimento al 31 agosto delle operazioni di sistemazione e di nomina del personale di ruolo e non di ruolo.
Pertanto, intendo in questa sede - l'ho già fatto in Commissione al Senato - rivolgere un particolare ringraziamento alle strutture ministeriali, agli uffici scolastici regionali e a tutte le istituzioni scolastiche per aver assicurato, con un impegno encomiabile, il tempestivo svolgimento di tutte le complesse operazioni propedeutiche all'avvio dell'anno scolastico.
Al riguardo, vorrei citare alcuni dati. Sono state aggiornate le graduatorie a esaurimento del personale docente, che hanno riguardato circa 350 mila aspiranti, con una ridefinizione dei punteggi. Oltre 150 mila sono state le richieste di mobilità dei docenti e del personale ATA, e poco più di 85 mila sono state quelle positivamente accolte. Si sono regolarmente concluse le procedure relative all'utilizzazione e alle assegnazioni provvisorie del personale scolastico, che hanno interessato 270 mila persone. Sono state riformulate le graduatorie di istituto per il conferimento delle supplenze brevi, che hanno coinvolto circa 500 mila docenti. Si tratta di operazioni estremamente complesse che, però, si sono concluse nei tempi previsti senza disagi per l'utenza.
Sono stati portati a termine tutti i provvedimenti che erano in corso di valutazione, di osservazione; mi riferisco, in particolare, a quello sul dimensionamento della rete scolastica. In sede di Conferenza Stato-regioni si era trovato un accordo con gli enti locali, quindi abbiamo potuto procedere al dimensionamento sulla base dei parametri del 1998, con un ritardo di più di dieci anni.
Credo però che sia un'operazione importante, perché va nella direzione di misurarci e, possibilmente, di garantire la sicurezza anche negli edifici scolastici.
Abbiamo, poi, completato il regolamento relativo al personale ATA e anche quello sulla valutazione. Sono stati, altresì, approvati in prima lettura il regolamento sui licei, sugli istituti tecnici e professionali, sulle classi di concorso, sulla formazione degli adulti, e si sta completando anche l'iter del regolamento sulla formazione iniziale dei docenti.
Per quanto riguarda soprattutto i regolamenti della scuola secondaria (licei e istituti tecnici), purtroppo il fatto che ci siano problemi, non legati al tema ma di ordine politico, con la Conferenza Stato-regioni e che questa non si riunisca ormai da molto tempo, sta determinando un ritardo che mi ha portato a inviare alle Commissioni tali regolamenti, perché, nel frattempo, dobbiamo cercare di accelerare. Ho rassicurazioni da parte del Ministro Fitto e del Presidente Errani sul fatto che, lasciando sullo sfondo questioni politiche più complesse, si possa - e, secondo me, si debba - procedere all'emanazione dei pareri, che diversamente rallentano un iter già di per sé complicato e che già da luglio, per quanto è di competenza del Ministero, è stato completato.
Mi auguro davvero che alle promesse seguano i fatti e che la Conferenza, almeno sul tema scuola, possa fare un'eccezione, atteso che dobbiamo acquisire il parere sulla riforma della scuola superiore, ma si pone anche il tema delle sezioni primavera. Il primo interessa particolarmente il Governo, perché, diversamente, si creerebbero problemi sul rispetto dei tempi, mentre le sezioni primavera sono un servizio per i cittadini. L'auspicio è che prevalga il senso di responsabilità su posizioni di tipo politico, nelle quali io non entro, ma che mi preoccupano molto. La Conferenza avrebbe dovuto riunirsi il 24 settembre, ma non c'è un aggiornamento. Speriamo che le rassicurazioni avute si concretizzino presto in un parere, di cui abbiamo estremo bisogno.
Voglio spendere anche una parola per quanto riguarda la riapertura dell'anno scolastico in Abruzzo. Con il 5 ottobre si è completata l'apertura di tutte le scuole. È stata un'operazione, anche in questo caso, estremamente complessa, e desidero ringraziare, ovviamente, la Protezione civile, il Provveditorato alle opere pubbliche, gli Enti locali, il Ministero. Consentitemi anche un ringraziamento particolare al direttore scolastico regionale Carlo Petracca, nonché al dottor Fidore e al dottor Capo, che sono dislocati ormai da mesi a L'Aquila e ci hanno consentito, come ministero, di seguire tutte le procedure passo per passo, raggiungendo un obiettivo al quale non è stata data una grande enfasi sui giornali e sui media, perché le buone notizie non sono notizie. Vi assicuro che cinque mesi fa pensare di riuscire a riaprire l'anno scolastico a L'Aquila non era un'operazione semplicissima e scontata.
In tal senso, è stato ricostituito in gran parte il patrimonio dell'edilizia scolastica del comune de L'Aquila e delle zone del cratere sismico, attraverso interventi strutturali sugli edifici parzialmente danneggiati e la fornitura di moduli a uso scolastico prefabbricato per gli edifici totalmente inagibili. Sono state anche stanziate alcune risorse. Il 21 settembre il 50 per cento circa degli studenti è tornato scuola ed entro il 5 ottobre tutti gli studenti coinvolti dal sisma hanno ripreso le lezioni.
Accanto all'impegno relativo alle strutture, non va trascurato quello economico-finanziario. Sono stati stanziati per il prossimo triennio 36 milioni di euro, che verranno utilizzati per garantire la necessaria flessibilità dell'organico e per organizzare le attività di recupero. Sono stati anche stanziati, per quanto riguarda, invece, l'edilizia scolastica in Abruzzo, 226 milioni di euro.
Un altro obiettivo raggiunto, che trovo particolarmente significativo vista la situazione economica che ci troviamo ad affrontare, è quello relativo alle immissioni in ruolo. Anche i sindacati, o almeno una parte di essi, hanno riconosciuto che si tratta di un risultato importante e non scontato. Si è infatti proceduto a effettuare complessivamente 16 mila 647 nuove nomine e, in particolare, 8 mila nomine di personale docente, 8 mila di personale tecnico-amministrativo e 647 di dirigenti scolastici.
Voglio anche ribadire - ne approfitto per offrire alcuni dati particolarmente significativi - rispetto alla questione degli insegnanti di sostegno, sulla quale si è molto discusso, che il rapporto di due a uno, cioè di due studenti diversamente abili per ogni insegnante di sostegno, è stato mantenuto, ma non viene nemmeno raggiunto. Attualmente, dai dati comunicati dalle scuole, risultano frequentanti 178 mila 930 alunni disabili a fronte di 90 mila 469 posti autorizzati a livello nazionale. Il rapporto, pertanto, non è di 1 a 2, ma di 1,97, e quindi inferiore rispetto al rapporto di un docente ogni due alunni disabili.
Voglio fare anche un'altra precisazione, perché è bene che si sappia: poiché ho letto anche ieri un'indagine catastrofica del quotidiano La Repubblica sulla situazione della scuola, in cui si portano testimonianze sicuramente attendibili, ma si prendono casi singoli per sostenere che la scuola è allo sfascio e che questo Governo ha tagliato gli insegnanti di sostegno, ebbene, gli insegnanti di sostegno in organico di diritto sono aumentati di 5 mila posizioni. Non solo non è stato effettuato alcun taglio, ma abbiamo addirittura in organico di diritto 5 mila insegnanti di sostegno in più e il parametro di due a uno, che non è stato variato in norma, nei fatti non è raggiunto perché siamo a un'insegnante ogni 1,97 alunni. Anche questo è un dato che si commenta da solo.
Voglio anche toccare un altro tema, quello delle classi con 30-40 alunni. Sembra che la scuola italiana abbia una media di più di 30 alunni per classe. Anche su questo punto, è vero che le classi con un numero di alunni maggiore o uguale a 30 sono aumentate da 1682 a 2108. L'aumento non è del 50, 60 o 80 per cento, ma dello 0,6, secondo la tabella del ministero, che vi invito a leggere. I numeri sono numeri e non li invento, sono quelli del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, e parlano di un aumento dello 0,6 per cento delle classi con più di 30 alunni, un aumento che, ovviamente, non abbiamo perseguito come obiettivo di governo, ma che è il frutto di alcuni accorpamenti che si sono resi necessari. Approfondirò anche questo tema, ma sapete come l'edilizia scolastica nel nostro Paese rappresenti un problema molto serio: in alcuni casi si sono accorpate le classi anche per il bisogno di garantire la sicurezza. Considerato che in alcune situazioni non vi era sicurezza, si è scelto il male minore, ossia quello di accorpare le classi piuttosto che mantenere gli studenti in aule non sicure. Si tratta di un aumento minimo, che non avremmo voluto si verificasse, ma tra i due problemi abbiamo cercato di scegliere la strada meno gravosa e pericolosa.
Voglio anche sottolineare che ci sono classi che hanno un numero di alunni uguale o inferiore a 12 e, mentre quelle superiori a 30 alunni rappresentano lo 0,6 per cento, quelle con alunni in numero inferiore o uguale a 12 sono quasi il 4 per cento, precisamente il 3,96 per cento.
I problemi, dunque, ci sono, ma si sta cercando di affrontarli. Il tema dell'edilizia scolastica, di cui magari parlo subito, è estremamente delicato, e rappresenta un'emergenza nazionale. Noi abbiamo stanziato un miliardo di euro, che ovviamente non è una cifra sufficiente, ma vi assicuro che è molto difficile spenderla, perché purtroppo le procedure sono complicate, non sempre vi è un forte accordo con gli enti locali, e quindi tale miliardo fatica a essere speso, nonostante sia a disposizione.
Abbiamo attivato anche una collaborazione molto stretta con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, cui spetta formalmente la competenza in materia di sicurezza negli edifici pubblici, e quindi anche nelle scuole. Ho chiesto e ottenuto che ci fosse una persona - il sottosegretario Mario Mantovani - che seguisse direttamente le procedure. Siamo già intorno al 50 per cento nell'aggiornamento dei dati dell'anagrafe sull'edilizia scolastica. Che cosa è cambiato rispetto a prima? È vero che l'anagrafe scolastica esisteva anche prima, ma non contemplava i rischi relativi agli elementi non strutturali, che non sono irrilevanti. Nel caso di Rivoli - per citarne uno tristemente noto - la struttura era a norma, ma, con riferimento agli elementi non strutturali, non era stata effettuata alcuna verifica, e tale aspetto ha determinato la caduta di una controsoffittatura e la morte di un ragazzo.
Oltre a individuare risorse, abbiamo, secondo me, la necessità e l'urgenza di poter avere a disposizione una banca dati precisa, anche per individuare le priorità. Siamo al 50 per cento e contiamo per dicembre - quindi per la fine dell'anno - di poter completare l'aggiornamento. Nel frattempo, stiamo già cercando di investire tali risorse e di prevedere una procedura d'urgenza per poterle spendere in tempi ragionevolmente brevi.
Stiamo collaborando, su questo punto, con gli assessori regionali. L'onorevole Costa è stata sostituita, e quindi oggi si è verificata anche una vacatio che ha determinato un allungamento dei tempi, ma il coordinatore degli assessori alla scuola è stato individuato, è già stato tenuto un incontro con il sottosegretario Mantovani, e si sta procedendo. Alcune regioni dal nulla sono arrivate a raccogliere il 90 per cento dei dati - penso al Molise e ad altre - e insieme si sta vedendo di offrire un panorama preciso delle criticità e di cercare, nel frattempo, di utilizzare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione.
Per quanto riguarda il tema del precariato, che ha occupato - giustamente - lo spazio giornalistico in questi primi mesi, abbiamo tentato alcune soluzioni. La prima la conoscete tutti, un decreto ad hoc; la questione era precedentemente inserita nel decreto comunitario, poi il Quirinale ha chiesto e ottenuto che si facesse un decreto ad hoc per alleviare la condizione dei supplenti annuali.
In questo modo, grazie a una convenzione tra il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, l'INPS e anche il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, è stato possibile recuperare risorse per garantire i supplenti annuali, trasformando un'indennità di disoccupazione in una di occupabilità, il che ha reso possibile una corsia preferenziale per rimanere all'interno della scuola. In molti casi, regioni di centrodestra e di centrosinistra (Campania, Lombardia, Puglia, Molise, Veneto, Sardegna, Sicilia, cui se ne stanno aggiungendo altre) hanno accolto la proposta di sottoscrivere accordi di programma e di creare una partnership sulle risorse.
Stiamo cercando ulteriormente di alleviare la condizione dei precari.
Si tratta di soluzioni tampone e non esaustive, che purtroppo non risolvono complessivamente il problema. Credo che esso, nella sua radicalità, sia di difficile soluzione per qualsiasi governo perché, purtroppo, abbiamo raggiunto un numero di precari talmente elevato che la stabilizzazione non è un obiettivo perseguibile. D'altra parte, se l'era posto anche il precedente governo, senza riuscire del tutto a raggiungerlo, se non nel primo anno. Di conseguenza, io credo che, accanto a provvedimenti tampone - se ci sono altre proposte, sono benvenute - occorra risolvere il problema alla radice.
Noi abbiamo iniziato con l'interrompere il meccanismo delle Scuole di specializzazione all'insegnamento secondario SSIS per quanto riguarda la formazione iniziale. Ritenevo assurdo che aspiranti insegnanti, dopo una laurea triennale, quindi la magistrale, e ancora due anni di abilitazione, non trovassero nemmeno posto nelle graduatorie, perché già chiuse. Da questo punto di vista, abbiamo svolto un lavoro molto lungo con il professor Israel, cercando di far sedere allo stesso tavolo le università. La formazione degli insegnanti deve avere un livello accademico, ma puntare molto sul tirocinio, non solo quindi sul sapere, ma anche sul sapere insegnare. Il coinvolgimento della scuola ci sembrava, pertanto, un fatto dovuto. Si tratta di una lacuna da colmare rispetto all'impostazione precedente, che abbiamo mantenuto in alcune parti che ritenevamo di interesse, ma con molte modifiche e, soprattutto, con attenzione all'aspetto pratico, dell'esperienze in classe, e alla didattica.
Per quanto riguarda la scuola dell'infanzia, parlavo prima delle sezioni primavera. Voglio aggiungere che il decreto interministeriale sugli organici dell'anno scolastico 2009-2010 ha confermato, in tutte le realtà regionali, il contingente di posti assegnati a tale settore per il precedente anno scolastico, che complessivamente ammonta a 80.157 unità.
Spendo una parola anche sul tema del tempo pieno, che è stata una delle polemiche più aspre dell'anno passato, per ribadire che, dopo un anno, con l'entrata in vigore del maestro unico di riferimento, esso non è stato trasformato in doposcuola, ma è rimasto un tempo pieno a tutti gli effetti. Non è stato nemmeno tagliato, ma vi è stato un aumento di circa l'8 per cento nelle prime classi e complessivamente, nel corrente anno scolastico, le classi a tempo pieno sono 36.507, il che significa che 50 mila ragazzi in più ne usufruiranno.
Ancora una parola con riferimento alla scuola digitale e all'informatizzazione del sistema per le supplenze brevi. Abbiamo rivisto le procedure, che, come sapete, erano molto lunghe e comportavano una perdita di tempo, nonché di denaro. Sono state interamente riviste le procedure relative al conferimento delle supplenze brevi, sia attraverso l'informatizzazione dell'intero sistema, sia attraverso l'attivazione di processi di fidelizzazione, dando la possibilità ai precari di iscriversi non solo in un'unica graduatoria, ma anche all'interno delle graduatorie di altre tre province. In questo modo, si riesce ad assorbire una maggior quota di precari e, allo stesso tempo, si assegnano i docenti in maniera stabile sin dall'apertura dell'anno scolastico.
PIERFELICE ZAZZERA. Non toglierò molto tempo, se non per cercare di capire alcune questioni, a parte il giudizio politico sull'operato del Governo, che rientra nei compiti della maggioranza e dell'opposizione.
Evidentemente, la maggioranza e questo Governo hanno deciso di intraprendere la strada dello smantellamento della scuola pubblica e di un licenziamento in massa di dipendenti della scuola. Ovviamente, ciò che io chiedo al Governo, che è qui e che ringrazio della presenza, è di capire alcuni elementi. Rispetto al personale che resta fuori dall'immissione a ruolo, che cosa intende fare il Governo? Come intende affrontare la situazione rispetto ai precari che resteranno fuori dal ciclo di lavoro? Intende approvare o pensare ad ammortizzatori sociali, inserirli all'interno di un altro sistema di lavoro, oppure mandarli allo sbaraglio perché ciascuno si cerchi una soluzione?
Come il collega Russo, anch'io sono rimasto colpito dalla direttiva del direttore generale Chiappetta, che, evidentemente, dà un'interpretazione delle sentenze. Esse vengono applicate e indicare in una circolare di non farlo è estremamente grave. Voglio sapere come il Ministro intende procedere nei confronti di chi ha disatteso tale circolare.
Vorrei anche sapere se lei ritiene che si stia rispettando il decreto legge n. 81 del 9 aprile 2008, il quale prevede che gli alunni dovrebbero essere in numero di 20 per classe, ma, come già osservato, risultano ben al di là dei 30. Cito solo l'esempio di Benevento, dove sono state interrotte le lezioni perché un alunno si è sentito male in un'aula dove ci dovevano essere 26 studenti, mentre, in realtà, ce n'erano 38.
Vorrei capire anche come il Ministro e il Governo intendono affrontare l'applicazione del decreto legge n. 85 del 2005 per i non abilitati prima dei 360 giorni. Inoltre, vorrei sapere se il Governo sta applicando il decreto interministeriale n. 460 del 1998 per i diplomati dell'istituto magistrale.
In conclusione, vorrei conoscere il suo pensiero in merito all'ultimo pezzo di riforma scolastica che ancora manca nel disegno complessivo, ossia quello della governance.
MARIASTELLA GELMINI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Cerco di rispondere alle osservazioni e alle sollecitazioni che mi sono state rivolte, evitando di svolgere ragionamenti nel merito, poiché mi sembra che ci siano posizioni in molti casi inconciliabili. Io mi limiterò a far avere a questa Commissione, come sto facendo per il Senato, i dati che sono forniti dall'ufficio studi del Ministero e che ciascuno commenterà come vuole. Si tratta di dati incontrovertibili, che evidenziano la demagogia con la quale viene affrontato un tema delicato come la questione del numero di alunni per classe o degli insegnanti di sostegno.
Capisco che l'onorevole Goisis abbia espresso un concetto legato agli insegnanti di sostegno in maniera forte, però i dati le danno ragione. Voi mi dovete spiegare come è possibile che, se esiste una legge, non emanata da questo Governo, che prevede un rapporto di due a uno e noi, come sistema Paese, non lo raggiungiamo, questo Governo abbia tagliato e che si verifichi una situazione del genere? Evidentemente, qualcuno fa il furbo. Ci sono situazioni di abuso. Se mi suggerite di andare a scovare tali situazioni sono d'accordo, ma non posso esserlo se si risponde alle furbizie di alcuni con l'accusa al Governo di avere cambiato i parametri. Questa era la versione dell'anno scorso, mentre quest'anno la vulgata è che il Governo non ha aumentato gli insegnanti di sostegno. Io non so dove sono, le farò avere l'organico di diritto, e vedrà che ci sono 5 mila insegnanti di sostegno in più.
Francamente diventa un dibattito sterile, se poi non si tiene nemmeno conto della realtà dei dati.
Voglio parlare della spesa di funzionamento: devo trattenermi, ma per un anno avete affermato che questo Governo aveva affamato le scuole e tagliato le spese di funzionamento, mentre è stato il Governo Prodi, con il Ministro Fioroni, a tagliare 530 milioni di euro sulle spese di funzionamento, e sapete perché? Sono dati che voi conoscete benissimo. La clausola di salvaguardia non è targata Berlusconi, esisteva ai tempi di Prodi, come ai tempi di Berlusconi. Voi avete deciso di non razionalizzare il personale, e l'esito che non è rimasto invariato, ma si è riflesso sulla situazione delle scuole, tant'è che 530 milioni di euro sono stati tagliati. Se oggi, quindi, le scuole faticano a fare le pulizie e a svolgere l'ordinaria amministrazione, lo dobbiamo alle non scelte sull'organico operate da voi.
Voglio aggiungere che questo Governo ha già compiuto un primo intervento di recupero di 200 dei 530 milioni di euro. Questa settimana stiamo definendo, completando, l'individuazione della somma con il Tesoro, ma sono già certa che questo Governo sarà in grado di erogare somme cospicue - le quantificherò a breve e vedrete che non mi sbaglio - sulle spese di funzionamento.
Francamente, io vengo volentieri in questa Commissione, mi fa piacere avere la possibilità di confrontarmi, se si parte da un dato di realtà. Se invece la vulgata sui giornali è costituita solo da bugie, perché per un anno avete sostenuto che le spese di funzionamento fossero state tagliate da noi, francamente credo che ognuno rimanga della propria posizione e che anche il ruolo della Commissione venga meno, perché non sono dati che mi invento io. Dei 530 milioni di euro sapete benissimo, perché, anche in occasione del passaggio delle consegne, Fioroni mi ha comunicato che è scattata la clausola di salvaguardia e che tali milioni sono stati tagliati.
La verità è che i bilanci non cambiano al cambiare del Governo o del colore politico, ma sono sempre quelli. Abbiamo un sistema dell'istruzione dove occorre individuare gli sprechi e le inefficienze, che sono tante, anche sulle spese di funzionamento. Io sono contraria al fatto che i bidelli non puliscano, ma questo che cosa significa? I bidelli devono pulire. Analogamente, che senso ha che ci siano i lavoratori socialmente utili, i bidelli, e poi si appaltano le pulizie all'esterno? Ma vi rendete conto di quanti soldi pubblici vengono sprecati in questo modo? Voglio aggiungere anche un'altra osservazione, per essere estremamente schietta. Ci sono dirigenti scolastici capaci di svolgere il loro mestiere - se voi andate a vedere le loro scuole, sono pulite - e altri che non lo sanno fare. È venuto il momento di affrontare, come diceva l'onorevole Barbieri, il tema del reclutamento e cominciare a valutare chi è capace di fare il proprio mestiere e chi non lo è. Queste sono le sfide che la pubblica amministrazione e la scuola si trovano davanti, altrimenti faremo tanti chiacchiericci, ma non si arriva da nessuna parte.
Per quanto riguarda i decreti interministeriali sugli organici del personale docente e ATA, sono stati registrati e comunicati ai direttori regionali il 6 agosto.
In merito al tema dell'inserimento a pettine, invito l'onorevole Russo a chiedere le mie dimissioni e non quelle di Chiappetta; le assicuro che è un dirigente di altissimo profilo e conosce gli organici meglio dei sindacati, e quindi, se riusciamo a lavorare lo dobbiamo anche a lui. Io le esprimo una mia opinione, e poi il Parlamento sarà chiamato, secondo me, a emanare una legge, ovviamente se lo riterrà. Questa è la mia posizione: io sull'inserimento a pettine non sono d'accordo per un semplice motivo, perché ritengo che la continuità didattica sia un valore per il nord, come per il sud. Il fatto che ogni anno ci siano 200 mila insegnanti che cambiano classe e istituto, con il risultato di impoverire la qualità dell'apprendimento, non funziona. Su questo mi pare che ci sia anche la possibilità di trovare un accordo con il sindacato. Naturalmente servirà una legge. Stiamo ragionando in questi termini, e poi sarà il Parlamento a dover decidere.
Per quanto riguarda l'edilizia scolastica, le somme che abbiamo stanziato sono visibili a tutti. Non sono sufficienti, ci sono ritardi nei meccanismi per la burocrazia sulla modalità di spesa di tali risorse. Le assicuro che, poiché il rischio è che il Ministero dell'economia e delle finanze se li riprenda, stiamo facendo i salti mortali per favorirne la spesa, ma succede anche questo.
In ogni caso, non abbiamo rispettato la data di agosto perché non è stato possibile, le squadre sul sopralluogo stanno comunque andando avanti, e io posso offrire la disponibilità mia, ma anche del sottosegretario Mantovani, che sta seguendo questo percorso, per tenere - se volete - un'audizione e incontrarlo. Vedrete che non si sta scherzando, c'è senso di responsabilità anche da parte degli enti locali. Si tratta di un problema serio e quindi il coordinamento è complesso, ma mi sembra che lo stiamo portando a termine.
Per quanto riguarda la questione che ha sottolineato l'onorevole Santolini, la scelta per le famiglie verrà posticipata almeno a febbraio. È avvenuto anche l'anno scorso ed è indispensabile; condivido la preoccupazione che le famiglie e gli studenti possano compiere scelte consapevoli sulla base di una conoscenza reale e approfondita delle novità della riforma.
In ogni caso, abbiamo stanziato 2 milioni di euro sull'orientamento e, quindi, vogliamo procedere con il massimo del rigore e della serietà perché la riforma entri in vigore dal 2010 e, Conferenza Stato-Regioni permettendo, siamo in grado di riuscirci. Occorre, però, svolgere un lavoro dentro la scuola, prima per formare gli insegnanti, per raccogliere eventuali emendamenti e proposte di modifica da parte loro, e immediatamente dopo per essere in grado di parlare con una voce sola, quella istituzionale, quella oggettiva, alle famiglie perché, campagne di allarmismo, o che si traducano in posizioni politiche su una riforma che, una volta divenuta legge, deve solo essere applicata, andrebbero a danno delle famiglie stesse. Io sono convinta di trovare collaborazione, nella maggior parte dei casi, all'interno della scuola. Ci stiamo adoperando per creare le condizioni per una conoscenza puntuale da parte degli utenti finali.