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31 August LETTERA DI UN COLLEGA...Visto il decreto legge del Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini 29 August RIUNIONE 26 AGOSTO 2009 A PIACENZAPer leggere quanto avvenuto a Piacenza il 26 AGOSTO 2009: http://sites.google.com/site/midapiacenza/attivita-svolte/relazione-incontri/incontro-26-agosto-caboiardi Saluti precari. MIda Piacenza 5Corriere della Sera: Lettera aperta al ministroQuesta è la lettera aperta al ministro che abbiamo fatto pubblicare il 15/08/09 sul Corriere della Sera online:Gent.mo Ministro, Sono circa 18.000 i docenti non abilitati che hanno lavorato quest'anno nelle scuole statali e che per via di un decreto giudicato più volte dal TAR illegittimo a partire dal prossimo anno non potranno vedere il rinnovo del proprio contratto di lavoro. Si tratta del DM 42/09 che conferma per i non abilitati la possibilità di fare domanda di insegnamento in una provincia soltanto, mentre eleva questo numero a quattro per chi risiede in prima fascia. Questo provocherà di fatto la saturazione di tutte le Graduatorie ad Esaurimento, ossia quelle degli abilitati, provocando per chi risiede in terza fascia non solo la perdita del proprio lavoro, ma anche della speranza di poterlo riacquistare. E' basato dunque su di una discriminazione e non una questione di tagli al personale il licenziamento di queste decine di migliaia di lavoratori, poiché chi si ritrova in possesso di un abilitazione ha da sempre avuto la precedenza nell'assegnazione di cattedre o supplenze. La beffa risulta tanto più amara se si pensa che l'operazione avrà costi enormi che ricadranno sulle spalle di tutti i cittadini e che a questi docenti, la maggior parte dei quali opera ormai da anni nelle scuole, la possibilità di abilitarsi non è mai stata di fatto concessa. A Settembre per effetto dei tagli del governo c.a. 42.000 docenti in meno opereranno nelle scuole, ma di questi ben 41.000 saranno coloro che andranno in pensione. A conti fatti risulta dunque logico che “solo” un migliaio di docenti in tutto saranno i precari che non vedranno il rinnovo del proprio contratto di lavoro a causa dell'insufficienza di cattedre. Diciassettemila invece saranno i docenti con esperienza che subiranno il licenziamento per essere rimpiazzati da altri che seppur abilitati non hanno mai esercitato tale professione. Da sole le loro indennità avrebbero un costo di c.a. 110 milioni di euro, ma per via degli aiuti che il governo sta predisponendo a favore di chi si ritrova in tale situazione questa cifra potrebbe lievitare fino a sorpassare la spaventosa cifra di ben mezzo miliardo di euro. Spesi, mi sembra il caso di sottolinearlo, per privare del lavoro, della speranza e della dignità migliaia di persone. La questione risulta ancora più assurda e disumana se si considera che a perdere il lavoro non sono giovani neolaureati, con alle spalle al massimo qualche breve supplenza, ma persone adulte che operano da anni spesso su cattedre annuali nelle scuole, molti dei quali con figli e famiglie alle spalle a cui dover provvedere. La maggior parte di loro si è laureata quando ancora si assumeva tramite concorso, ma loro per anni hanno atteso invano l'opportunità di abilitarsi, mentre poi una volta adulti sono stati proposti come unica via per l'ottenimento dell'abilitazione solo corsi universitari a pagamento e con obbligo di frequenza. Si è trattato dunque per molti di una soluzione di fatto impraticabile, poiché oltre a richiedere il versamento di una somma consistente di denaro che non tutti avrebbero potuto permettersi, li metteva nelle condizioni di non essere in grado di provvedere a se stessi ed ai loro famigliari per tutta la durata di tali corsi. Non rispettare il diritto al lavoro e quindi alla possibilità di abilitarsi di queste persone, non solo risulta antieconomico, ma anche anticostituzionale, poiché è la costituzione stessa a sancire tale diritto per tutti i cittadini. Ma il governo attuale sembra infischiarsene di questo e utilizza i soldi provenienti dalle tasse di tutti per applicare un decreto giudicato più volte incostituzionale che avrà come ulteriore conseguenza la perdita del lavoro da parte di migliaia di insegnanti. Mancano pochissimi giorni all'uscita delle graduatorie definitive e poco più di qualche settimana alle nomine annuali dopodiché qualsiasi modifica o abrogazione del decreto stesso non avrebbe semplicemente senso. A nome di tutti i cittadini Italiani che si sentono indignati dell'utilizzo indebito di tali fondi provenienti dalle loro stesse tasche e di tutti i docenti che ingiustamente vedono se stessi e le proprie famiglie privati di qualcosa di fondamentale, chiedo l'immediata abrogazione del DM 42/09 ed il ripristino della provincia unica in cui fare domanda di insegnamento per i docenti provenienti da qualsiasi graduatoria. Chiedo inoltre che i diritti sanciti dalla costituzione di cui dovrebbero godere tutti i cittadini italiani e non solo questi diciottomila docenti vengano pienamente rispettati. Abbiamo diritto a vivere, a lavorare per mantenere noi stessi e le nostre famiglie e per tanto anche ad abilitarci, nel caso in cui la mancanza di questo titolo ci precluda queste due possibilità. Tutti quanti abbiamo faticato anni per ottenere le nostre lauree e i nostri titoli di studio che questo decreto ed altri che stanno per uscire equipareranno a carta straccia. Ritengo per tanto opportuno che vengano istituiti al più presto da parte del governo dei percorsi abilitanti gratuiti e riservati a tutti coloro che per anni hanno operato nelle scuole, rispettosi delle loro esigenze e doveri. Cordiali saluti, Bertolini Francesca (Coordinatrice Ass. Movimento Italiano Docenti Da Abilitare per la provincia di Piacenza) MIDA Piacenza 4Lettera_CronacaQuesto è il testo comparso sulla Cronaca il 07/08/09BOIARDI: “SCUOLA, IL GOVERNO RUBA IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI” L’Associazione Docenti Precari non Abilitati di Piacenza e il MIDA (Movimento Italiano Docenti Da Abilitare) hanno chiesto a Gianluigi Boiardi e al suo gruppo consiliare di dare voce in consiglio provinciale alle loro istanze e alla necessità di tutelare i loro diritti. “Ancora una volta è il mondo della scuola il primo a scontare l’inadeguatezza politica e sociale di questo Governo di centrodestra, incapace di tutelare davvero i valori dell’istruzione e della cultura, nascondendosi dietro l’alibi di tagli dovuti a necessità di bilancio. La realtà è che sulla scuola pubblica il centrodestra investe sempre meno. Non si tratta di tagli ma di autentici furti ai danni del futuro dei nostri ragazzi. A questo proposito ho dato la mia piena disponibilità a rappresentare in consiglio provinciale le posizioni di questi docenti e avrò con loro un incontro già fissato il 26 agosto”. Ecco il testo del documento di cui gli stessi chiedono pubblicazione: Sono circa diciottomila gli insegnanti precari di terza fascia che attualmente lavorano nelle scuole pubbliche e il nostro datore di lavoro non è un privato cittadino ma lo Stato Italiano che per anni ci ha assunto e fatto lavorare e alla fine ha dimostrato preferire il nostro licenziamento piuttosto che la strutturazione di un percorso abilitante rispettoso delle nostre esigenze e diritti. Solo a Piacenza le persone che si trovano in questa situazione sono almeno trecento, ossia un docente su tre. Si tratta per lo più di individui che terminati gli studi quando ancora nelle scuole si assumeva tramite concorso hanno atteso anni invano un eventuale bando e a cui una volta adulti e quindi carichi di responsabilità verso se stessi e le loro famiglie sono stati proposti solo corsi abilitanti a pagamento e con frequenza obbligatoria. Ma la mancata abilitazione non è l'unica beffa che queste persone si ritrovano a dover subire, ciò che infatti il prossimo anno e tutti quelli a venire impedirà a chiunque di loro di poter anche solo sperare di poter lavorare è una una modifica del sistema di reclutamento in base al quale i docenti di prima fascia potranno produrre non una ma ben quattro domande di insegnamento in diverse province, mentre a chi è in terza fascia ne viene concessa una soltanto. Non si tratta quindi di favoritismo, ma di discriminazione, perché i docenti abilitati hanno sempre avuto la priorità nell'assegnazione di cattedre e supplenze. Questa beffa risulta tanto più amara perché a pagarla saranno non solo i docenti di terza fascia, ma tutti i cittadini. Infatti su diciottomila insegnanti che si ritroveranno licenziati solo un migliaio lo deve ai tagli alla scuola, i quali sono compensati quasi del tutto dai pensionamenti. Ciò significa che ben diciassettemila docenti che hanno lavorato quest'anno verranno sostituiti da docenti che seppur in possesso dell'abilitazione mancano però di qualsiasi esperienza. Essendo inoltre che chi perde il lavoro ha effettivamente diritto ad un'indennità mentre chi lo sostituisce non avendo mai svolto tale impiego nel caso in cui si ritrovasse privo di un contratto non ne avrebbe avuto diritto, verrà provocato un esborso di denaro pubblico sotto forma di indennità per la disoccupazione non inferiore a 110 milioni di euro che verranno dunque spesi per privare del lavoro chi già da anni esercita una professione ed assegnarla a chi quest'ultima non l'ha mai svolta. La cosa risulta tanto più assurda poiché numerose sentenze del TAR hanno dichiarato illegittimo il decreto che stabilisce tale norma. A Piacenza va infine aggiunto che il numero di questi docenti è così elevato che il loro mancato rinnovo del contratto potrebbe costituire un serio danno all'economia locale. Chi li sostituisce proverrà per lo più da altre regioni e non avrà motivo di spendere ed investire su di un territorio in cui non risiede. Il ripristino della provincia unica e l'istituzione di corsi/concorsi abilitanti riservati a tutti coloro che da anni operano nella scuola rispettosi delle loro esigenze e doveri è un atto non solo dovuto e lecito, ma che porterebbe a tutti vantaggi indiscutibili. Eppure a questi precari che da anni operano con volontà ed impegno nelle nostre scuole nessuno sembra intenzionato a riconoscere neppure i diritti più elementari. “Senza di noi le scuole non avrebbero funzionato. Non abbiamo commesso nessun errore e per anni siamo stati utili al Governo. Abbiamo diritto ad abilitarci e lavorare!” gridano loro, chi con rabbia, chi con la rassegnazione di chi si vede ingiustamente discriminato e privato di qualcosa di essenziale per se e per la sua famiglia. Ma le nuove indiscrezioni che circolano sui nuovi percorsi abilitanti che dovrebbero essere addirittura di durata quadriennale sembrano beffarli ulteriormente riducendo a carta straccia le loro lauree e diplomi che con anni di studi e fatiche hanno conquistato. Con questa breve lettera vorremmo invitare i cittadini a partecipare alla nostra rabbia, dolore e indignazione, perché insieme al lavoro veniamo derubati della dignità e di qualsiasi speranza per il futuro. Associazione Docenti Precari non Abilitati di Piacenza e MIDA (Movimento Italiano Docenti Da Abilitare) MIDA -Piacenza 3Lettera_LibertàQuesto è il testo che abbiamo fatto pubblicare sulla libertà il 07/08/09Sono circa diciottomila gli insegnanti precari di terza fascia che attualmente lavorano nelle scuole pubbliche e il nostro datore di lavoro non è un privato cittadino ma lo Stato Italiano che per anni ci ha assunto e fatto lavorare e alla fine ha dimostrato preferire il nostro licenziamento piuttosto che la strutturazione di un percorso abilitante rispettoso delle nostre esigenze e diritti. Solo a Piacenza le persone che si trovano in questa situazione sono almeno trecento, ossia un docente su tre. Si tratta per lo più di individui che terminati gli studi quando ancora nelle scuole si assumeva tramite concorso hanno atteso anni invano un eventuale bando e a cui una volta adulti e quindi carichi di responsabilità verso se stessi e le loro famiglie sono stati proposti solo corsi abilitanti a pagamento e con frequenza obbligatoria. Ma la mancata abilitazione non è l'unica beffa che queste persone si ritrovano a dover subire, ciò che infatti il prossimo anno e tutti quelli a venire impedirà a chiunque di loro di poter anche solo sperare di poter lavorare è una una modifica del sistema di reclutamento in base al quale i docenti di prima fascia potranno produrre non una ma ben quattro domande di insegnamento in diverse province, mentre a chi è in terza fascia ne viene concessa una soltanto. Non si tratta quindi di favoritismo, ma di discriminazione, perché i docenti abilitati hanno sempre avuto la priorità nell'assegnazione di cattedre e supplenze. Questa beffa risulta tanto più amara perché a pagarla saranno non solo i docenti di terza fascia, ma tutti i cittadini. Infatti su diciottomila insegnanti che si ritroveranno licenziati solo un migliaio lo deve ai tagli alla scuola, i quali sono compensati quasi del tutto dai pensionamenti. Ciò significa che ben diciassettemila docenti che hanno lavorato quest'anno verranno sostituiti da docenti che seppur in possesso dell'abilitazione mancano però di qualsiasi esperienza. Essendo inoltre che chi perde il lavoro ha effettivamente diritto ad un'indennità mentre chi lo sostituisce non avendo mai svolto tale impiego nel caso in cui si ritrovasse privo di un contratto non ne avrebbe avuto diritto, verrà provocato un esborso di denaro pubblico sotto forma di indennità per la disoccupazione non inferiore a 110 milioni di euro che verranno dunque spesi per privare del lavoro chi già da anni esercita una professione ed assegnarla a chi quest'ultima non l'ha mai svolta. La cosa risulta tanto più assurda poiché numerose sentenze del TAR hanno dichiarato illegittimo il decreto che stabilisce tale norma. A Piacenza va infine aggiunto che il numero di questi docenti è così elevato che il loro mancato rinnovo del contratto potrebbe costituire un serio danno all'economia locale. Chi li sostituisce proverrà per lo più da altre regioni e non avrà motivo di spendere ed investire su di un territorio in cui non risiede. Il ripristino della provincia unica e l'istituzione di corsi/concorsi abilitanti riservati a tutti coloro che da anni operano nella scuola rispettosi delle loro esigenze e doveri è un atto non solo dovuto e lecito, ma che porterebbe a tutti vantaggi indiscutibili. Eppure a questi precari che da anni operano con volontà ed impegno nelle nostre scuole nessuno sembra intenzionato a riconoscere neppure i diritti più elementari. “Senza di noi le scuole non avrebbero funzionato. Non abbiamo commesso nessun errore e per anni siamo stati utili al Governo. Abbiamo diritto ad abilitarci e lavorare!” gridano loro, chi con rabbia, chi con la rassegnazione di chi si vede ingiustamente discriminato e privato di qualcosa di essenziale per se e per la sua famiglia. Ma le nuove indiscrezioni che circolano sui nuovi percorsi abilitanti che dovrebbero essere addirittura di durata quadriennale sembrano beffarli ulteriormente riducendo a carta straccia le loro lauree e diplomi che con anni di studi e fatiche hanno conquistato. Con questa breve lettera vorremmo invitare i cittadini a partecipare alla nostra rabbia, dolore e indignazione, perché insieme al lavoro veniamo derubati della dignità e di qualsiasi speranza per il futuro. Associazione Docenti Precari non Abilitati di Piacenza e MIDA (Movimento Italiano Docenti Da Abilitare) MIDA -Piancenza 2Ilpiacenza.itLink originale: http://www.ilpiacenza.it/politica/boiardi-accusa-scuola-il-governo-ruba-il-futuro-dei-nostri-figli.htmlBoiardi accusa: “scuola, il Governo ruba il futuro dei nostri figli”“Ancora una volta è il mondo della scuola il primo a scontare l’inadeguatezza politica e sociale di questo Governo di centrodestra, incapace di tutelare davvero i valori dell’istruzione e della cultura, nascondendosi dietro l’alibi di tagli dovuti a necessità di bilancio”. Ma il problema sono anche gli insegnanti precari
di Redazione - 07/08/2009
Si
farà portavoce in Consiglio provinciale delle istanze dell'Associazione
Docenti Precari non Abilitati di Piacenza e del MIDA (Movimento
Italiano Docenti Da Abilitare), Gianluigi Boiardi. Sono stati gli
stessi rappresentanti dei due gruppi a chiedergli di spendersi per la
tutela dei loro diritti. E Boiardi, Insieme per un Nuovo Ulivo e
rappresentante dell'opposizione a corso Garibaldi, ha accettato di buon
grado: “non si tratta di tagli ma di autentici furti ai danni del
futuro dei nostri ragazzi. A questo proposito ho dato la mia piena
disponibilità a rappresentare in consiglio provinciale le posizioni di
questi docenti e avrò con loro un incontro già fissato il 26 agosto”. In attesa dell'incontro, le due sigle ADPA e MIDA hanno redatto un lungo bollettino sulla situazione della scuola. Boiardi ha replicato: “ancora una volta è il mondo della scuola il primo a scontare l’inadeguatezza politica e sociale di questo Governo di centrodestra, incapace di tutelare davvero i valori dell’istruzione e della cultura, nascondendosi dietro l’alibi di tagli dovuti a necessità di bilancio”. Il primo problema è il precariato del corpo insegnanti, denunciano i rappresentati dei docenti: “sono circa diciottomila gli insegnanti precari di terza fascia che attualmente lavorano nelle scuole pubbliche e il nostro datore di lavoro non è un privato cittadino ma lo Stato Italiano che per anni ci ha assunto e fatto lavorare e alla fine ha dimostrato preferire il nostro licenziamento piuttosto che la strutturazione di un percorso abilitante rispettoso delle nostre esigenze e diritti. Solo a Piacenza le persone che si trovano in questa situazione sono almeno trecento, ossia un docente su tre”.
L'abilitazione può essere intesa come una beffa, fanno intendere i docenti nella loro lettera di protesta: “la mancata abilitazione non è l'unica beffa che queste persone si ritrovano a dover subire, ciò che infatti il prossimo anno e tutti quelli a venire impedirà a chiunque di loro di poter anche solo sperare di poter lavorare è una una modifica del sistema di reclutamento in base al quale i docenti di prima fascia potranno produrre non una ma ben quattro domande di insegnamento in diverse province, mentre a chi è in terza fascia ne viene concessa una soltanto. Non si tratta quindi di favoritismo, ma di discriminazione, perché i docenti abilitati hanno sempre avuto la priorità nell'assegnazione di cattedre e supplenze”. Saranno i docenti di prima fascia, dunque quelli abilitati ma spesso privi di esperienza sul campo, a scalzare gli insegnanti “di terza”, senza la certificazione ma con la pratica ormai consolidata. “Ciò significa che ben diciassettemila docenti che hanno lavorato quest'anno verranno sostituiti”. Inoltre chi perde il lavoro ha diritto ad una indennità e quindi verrà provocato un esborso di denaro pubblico sotto forma di indennità per la disoccupazione non inferiore a 110 milioni di euro che verranno dunque spesi per privare del lavoro chi già da anni esercita una professione ed assegnarla a chi quest'ultima non l'ha mai svolta.
“La cosa risulta tanto più assurda poiché numerose sentenze del TAR hanno dichiarato illegittimo il decreto che stabilisce tale norma” conclude la lettera delle sigle insegnanti non abilitati di Piacenza. “Le indiscrezioni che circolano sui nuovi percorsi abilitanti che dovrebbero essere addirittura di durata quadriennale sembrano beffarli ulteriormente riducendo a carta straccia le loro lauree e diplomi che con anni di studi e fatiche hanno conquistato. Con questa breve lettera vorremmo invitare i cittadini a partecipare alla nostra rabbia, dolore e indignazione, perché insieme al lavoro veniamo derubati della dignità e di qualsiasi speranza per il futuro”. Mida - PiacenzaPiacenza SeraLink Originale: http://www.piacenzasera.it/portfolio/personalizzazioni/HomePage.asp?id_prodotto=11496&id_categoria=7
26 August OCCUPATO L'USP DI SALERNO VISIONATE IL SITO CHE MOSTRA L'OCCUPAZIONE DELL'USP DI SALERNO: http://www.youtube.com/watch?v=N4_DfFNES_o da IL TEMPO http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2009/08/26/1062549-diciottomila_esuberi_nessuno_perde_posto.shtml Il sindacatoIl ministero aiuta i precariDiciottomila esuberi nessuno perde il posto
Nomina giuridica e ammortizzatori socialiAnno nuovo, problemi vecchi. La scuola riaprirà i battenti con 36.000 cattedre in meno e l'immissione in ruolo di circa 8.000 docenti, 8.000 ausiliari tecnici e amministrativi e 647 dirigenti scolastici che dovrebbero verificarsi proprio in questi giorni. «I dirigenti coprono i posti liberi disponibili - spiega Marco Paolo Nigi, segretario generale dello Snals-Confsal - Gli ottomila docenti, invece, sono insufficienti. I docenti a tempo determinato sono circa novantamila. Quest'anno ne sono andati in pensione quarantamila. Ora i trentaseimila posti tagliati corrispondono più o meno al turn over. Quindi di fatto ci sono novantmila precari dei quali ottomila sono rimasti in ruolo. Gli altri sono in attesa di una nomina annuale che in questo periodo dovrebbe essere comunicata. Ma già si sa con certezza che circa diciottomila docenti non avranno l'incarico come l'avevano l'anno scorso». Questo significa che diciottomila precari staranno a spasso? «Il Ministero dell'Istruzione sta lavorando su una una proposta portata dal nostro sindacato. In pratica si vuole dare a queste persone una nomina giuridica, senza stipendio perchè di fatto il posto non c'è». E quali sono i benefici? «I precari otterranno la valutazione del punteggio come se lavorassero. In pratica non perdono il posto in graduatoria. Poi saranno occupati per fare le supplenze quando i docenti di ruolo s'assenteranno durante l'anno scolastico. Questi precari avranno la precedenza assoluta sulle supplenze. Gli istituti non sceglieranno più dagli elenchi interni ma da un altro elenco fornito dal provveditorato». Come si calcolerà la precedenza? «In base al punteggio che avevano nella graduatoria permanente. Facciamo un esempio: io e lei facciamo parte della diciottomila persone senza incarico. Io scelgo l'area A e lei l'area B. Quando si verifica la necessità di una supplenza nell'area A, se io ho più punti di tutti sono il primo della grauduatoria. Così la nomina giuridica si trasforma in nomina economica e percepisco lo stipendio pieno». E quelli che non trovano supplenze, come campano? «Prima della nomina della supplenza viene loro erogato circa l'80% della retribuzione intera in forma di ammortizzatore sociale. Siamo riusciti a portare i benefici degli ammortizzatori sociali in deroga del settore privato anche in quello pubblico». In che maniera? «Il Ministero ha firmato una convenzione con l'Inps per pagare gli ammortizzatori. Poi si è impegnato a fare una legge che dà a queste nomine giuridiche la precedenza ai supplenti d'istituto. Così almeno diciottomila persone non vanno a casa. E quando gli finisce la supplenza ritornano ad avere il sostegno a reddito. È una forma di protezione per il precariato in attesa che ci siano altre immissioni in ruolo». Anche quest'anno ci sarà il solito balletto delle cattedre e non sarà garantita la continuità scolastica? «Non si può più andare avanti con il doppio organico di fatto e di diritto. Quest'anno la situazione è grave per via dei posti tagliati». Dove si verificheranno questi tagli? «In tutti i settori sia nei docenti che nel personale amministrativo. La maggior parte nel Meridione e cioè in Campania, Sicilia, Calabria, Sardegna perchè lì si è "caricato" di più nel passato». Problemi in vista per le famiglie? «Le famiglie non subiranno grandi disagi per le elementari, medie, caso mai nella scuola superiore per una diminuizione dell'offerta formativa. Per l'anno prossimo auspichiamo l'eliminazione dell'organico di fatto. Il 20% dell'organico è precario: duecentomila persone, una lotteria! Ecco speigato il balletto delle cattedre. In questo modo la scuola non può che andare peggio». Nat. Pog. 26/08/2009 24 August da Francesca del MIDA di Piacenza
Ciao Ida, 23 August possiamo denunciare Le code anticostituzionali POSSIAMO ANDARE DALLA POLIZIA GIUDIZIARA E DENUNCIARE L'ILLEGITTIMITA' DELLE CODE A LORO O AL MAGISTRATO DI TURNO (cercate di non essere soli e se possibile andateci con un politico che conoscete) Fate leva sulle seguenti sentenze TAR: 2563 22 August CODE ANTICOSTITUZIONALICODE ANTICOSTITUZIONALI http://sites.google.com/site/midapiacenza/notizie-utili/scontro-gelmini-tar 20 August 26 AGOSTO 2009 MIDA PIACENZA E I SINDACATI... CHI POTREBBE ANDARE IN QUELLA ZONA???
Ciao Ida, 17 August ci muoviamo???? QUANTI DI VOI SAREBBERO DISPOSTI A VENIRE A ROMA A FARE AZIONI
ECLATANTI, TIPO INCATENARSI SOTTO IL MINISTERO? PREMETTO CHE QUANTI
DIRANNO SI' DOVRANNO POI ESSERCI.... VOGLIO SINCERITA'! CI STIAMO ACCORDANDO COL'ADPNA PER UNA SIMILE AZIONE... DIRETTIVO MIDA- ADPNA 10 August articolo su Orizzontescuola di Bruschi con commento della Collega Bernardi da http://sisa-precari.blogitaly.net/Primo-blog-b1/Intervento-sul-regolamento-sulla\ -formazione-iniziale-dei-docenti-inviato-da-Max-Bruschi-a-Orizzonte-Scuola-b1-p9\ .htm#form_comment_id_9 10 Ago 2009 - 09:55:05 Intervento sul regolamento sulla formazione iniziale dei docenti, inviato da Max Bruschi a Orizzonte Scuola Pubblichiamo un intervento sul regolamento sulla formazione iniziale dei docenti, inviatoci da Max Bruschi Consigliere del Ministro dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca Il regolamento sulla formazione iniziale dei docenti in corso di approvazione (il cui testo definitivo non è stato reso pubblico, perché in attesa dei pareri tecnici) punta a stabilizzare i criteri di abilitazione, mettendo a frutto il meglio dell'esperienza decennale delle scuole di specializzazione per l'insegnamento e correggendone alcune storture. Fatte salve scuola dell'infanzia e scuola primaria, per le quali l'abilitazione viene conseguita attraverso un corso di laurea magistrale a ciclo unico, il sistema, costruito dal gruppo di lavoro presieduto dal professor Giorgio Israel, prevede che, per ogni nuova classe di abilitazione (nuova, perché collegata con il futuro assetto dei cicli scolastici) sia attivata una laurea magistrale a numero chiuso, programmato sulle effettive esigenze di personale, seguita da un anno di tirocinio attivo formativo finalizzato all'esperienza sul campo, all'acquisizione di crediti relativi ai bisogni speciali, alle didattiche e ai laboratori. Rispetto alla SSIS il percorso è più breve perché si sono drasticamente tagliati le tautologiche ripetizioni di insegnamenti disciplinari, per puntare decisamente sul passaggio dal "sapere" al "saper insegnare". Nel frattempo, è aperto un problema delicato di gestione della fase transitoria, che riguarda diverse categorie di persone, per ognuna delle quali è stato pensato un percorso o un tipo di accesso specifico. Il primo nodo sciolto riguardava due categorie di docenti rimaste schiacciate tra diversi provvedimenti senza potersi, di fatto, abilitare. Parlo dei diplomati dei vecchi istituti magistrali e degli Isef, che avevano conseguito un titolo non più abilitante prima che la laurea in scienze della formazione primaria o in scienze motorie diventasse effettivamente abilitante. A costoro era stato promesso un concorso, mai svolto perché nel frattempo la via scelta per le immissioni in ruolo è stata quella dello "scorrimento" delle graduatorie del personale abilitato. A dieci anni di distanza, la nuova disposizione prevede, solo per loro e purché, all'atto di entrata in vigore del regolamento, abbiano maturato almeno 360 giorni di insegnamento nella classe per la quale chiedono l'abilitazione, l'attivazione di un percorso universitario pari a 60 crediti formativi, con prova di accesso stabilita a livello nazionale ma senza numero programmato, prova di accesso che punta a verificare l'effettivo possesso delle conoscenze disciplinari relative ai diversi ambiti. Il secondo nodo riguarda i neolaureati, o coloro che conseguiranno la laurea prima dell'attivazione e della "messa a regime" delle lauree magistrali per l'insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado. L'abilitazione può essere conseguita, avendo i crediti formativi necessari per l'accesso alle vecchie SSIS, attraverso la frequenza dell'anno di tirocinio formativo attivo. L'accesso al TFA è a numero chiuso e programmato attraverso una prova scritta (da superare con una valutazione minima di 42 su 60), una prova orale (da superare almeno con 15 su 20) e successiva valutazione dei titoli. Il terzo, delicatissimo nodo, riguarda i precari non abilitati che abbiano maturato almeno 360 giorni di insegnamento (sempre nella classe per la quale chiedono l'abilitazione). Si intrecciano due esigenze. Le graduatorie di terza fascia, per gravi errori di una programmazione basata sull'offerta dell'università e non sul fabbisogno di personale, hanno perso da anni la loro caratteristica di transitorietà (le tipiche "supplenze brevi) e i non abilitati sono stati usati, impropriamente, per supplenze lunghe a fronte di graduatorie svuotate di abilitati. Non c'è alcun dubbio che questa funzione di "tampone" delle inadempienze della macchina pubblica debba essere riconosciuta. Ma non a scapito dell'altra esigenza, che prevede una rigorosa selezione del personale docente basata innanzitutto su conoscenze disciplinari che un tempo erano valutate nella prova concorsuale e che non possono essere date per scontate. Chi si trova in questa situazione potrà accedere al tirocinio formativo attivo in soprannumero rispetto al contingente fissato, si vedrà riconosciuti una parte dei crediti (relativi al tirocinio a scuola e ai laboratori) e potrà svolgere la parte restante del tirocinio nella sede scolastica dove eventualmente presta servizio. Ma la frequenza del percorso abilitante è subordinata al superamento delle relative prove di accesso con lo stesso punteggio "di sbarramento" previsto per gli altri aspiranti (42/60 allo scritto, 15/60 all'orale). In tutti tre i casi, dunque, la proposta di regolamento punta superare la logica perversa della sanatoria, che ha purtroppo funestato gli altri due provvedimenti del passato garantendo un accesso indiscriminato ai corsi abilitanti. Si è cercato di distinguere tra due piani che non possono essere confusi. L'esperienza, l'aver svolto anche per anni servizio, non ha nulla a che vedere con l'averlo svolto "bene". In un sistema come il nostro, privo di rigorosi sistemi di valutazione, tutto fondato sugli automatismi di graduatorie costruite sull'anzianità o su "tasse improprie" (dal sostegno svolto per costrizione e non per vocazione, alle centinaia di inutili e costosi master, sino agli estremi del "pizzo" pagato per ottenere ore di supplenza), occorre iniziare a mettere degli argini. Il primo argine è che chi insegna, perlomeno, conosca la propria materia. Esiste un secondo argine, che riguarda la verifica dell'acquisizione dei metodi di trasmissione del sapere e una prima valutazione di attitudine all'insegnamento, costituito dalla prova di abilitazione posta alla fine dell'anno di tirocinio. Esiste un terzo argine, che riguarda la valutazione della capacità effettiva del docente di essere "insegnante": un argine tutto da costruire, con coraggio e la capacità di ribaltare un sistema che, oggi, non funziona e ha burocratizzato, svilendola, la professione. Admin · 4 visite · 1 commento Link permanente al messaggio intero http://sisa-precari.blogitaly.net/Primo-blog-b1/Intervento-sul-regolamento-sulla\ -formazione-iniziale-dei-docenti-inviato-da-Max-Bruschi-a-Orizzonte-Scuola-b1-p9\ .htm Commenti Commento di: Admin [ Membro ] Inutile dire che noi del SISA precari non siamo assolutamente d'accordo con la formula ulteriormente discriminante che il Consigliere ed il Ministro vorrebbero dare a questo regolamento di esclusione. Innanzitutto chiediamo che tale regolamento, trattandosi di fase transitoria, e soprattutto essendo rivolto SOLO a chi ha una particolare tipologia di titolo di studio, sia quindi aperto anche a chi non ha maturato i 360 giorni e che li andrà a maturare, tagli permettendo, nei prossimi anni, sciogliendo poi la riserva in futuro, cosi' come hanno fatto i colleghi del DM 95/05. Altra cosa che vogliamo ricordare al Prof. Bruschi è che se continuano con i tagli, molti di quelli che oggi lavoravano domani non lo potranno fare e perderanno quindi la possibilità di raggiungere il limite di giorni per partecipare a corsi abilitanti, divenendo quindi svantaggiati nei confronti dei colleghi che per fortuna o per maggiore disponibilità di posti invece potranno accedere ai suddetti corsi, pur avendo come i colleghi piu' fortunati un titolo di accesso valido e addirittura abilitante prima del 2001. Il Ministero vuole solo persone meritevoli, bene se lo lasci dire Prof Bruschi, di meritevoli ce ne sono tantissimi non abilitati ed anche con meno di 360 giorni. Abbiamo comunque preparato con i colleghi del MIDA, una nostra proposta per la modifica dell' art. 16 della Bozza Israel che è stata consegnata dalla sottoscritta all' ON. Alfano Gioacchino i primi di agosto e sulla quale ci è stato garantito dall' ON. verrà dato un parere dal sottosegretario Pizza. Rivolgiamo quindi un'appello a tutti i precari affinchè non perdano la speranza e soprattutto che seguano l'evolversi della situazione, sia sul blog che sul sito ufficiale del SISA. Barbara Bernardi - SISA precari 06 August orizzontescuola.it Formazione iniziale dei docenti: le principali novità
04 agosto 2009 Fatte salve scuola dell'infanzia e scuola primaria, per le quali l'abilitazione viene conseguita attraverso un corso di laurea magistrale a ciclo unico, il sistema, costruito dal gruppo di lavoro presieduto dal professor Giorgio Israel, prevede che, per ogni nuova classe di abilitazione (nuova, perché collegata con il futuro assetto dei cicli scolastici) sia attivata una laurea magistrale a numero chiuso, programmato sulle effettive esigenze di personale, seguita da un anno di tirocinio attivo formativo finalizzato all'esperienza sul campo, all'acquisizione di crediti relativi ai bisogni speciali, alle didattiche e ai laboratori. Rispetto alla SSIS il percorso è più breve perché si sono drasticamente tagliati le tautologiche ripetizioni di insegnamenti disciplinari, per puntare decisamente sul passaggio dal "sapere" al "saper insegnare". Nel frattempo, è aperto un problema delicato di gestione della fase transitoria, che riguarda diverse categorie di persone, per ognuna delle quali è stato pensato un percorso o un tipo di accesso specifico. Il primo nodo sciolto riguardava due categorie di docenti rimaste schiacciate tra diversi provvedimenti senza potersi, di fatto, abilitare. Parlo dei diplomati dei vecchi istituti magistrali e degli Isef, che avevano conseguito un titolo non più abilitante prima che la laurea in scienze della formazione primaria o in scienze motorie diventasse effettivamente abilitante. A costoro era stato promesso un concorso, mai svolto perché nel frattempo la via scelta per le immissioni in ruolo è stata quella dello "scorrimento" delle graduatorie del personale abilitato. A dieci anni di distanza, la nuova disposizione prevede, solo per loro e purché, all'atto di entrata in vigore del regolamento, abbiano maturato almeno 360 giorni di insegnamento nella classe per la quale chiedono l'abilitazione, l'attivazione di un percorso universitario pari a 60 crediti formativi, con prova di accesso stabilita a livello nazionale ma senza numero programmato, prova di accesso che punta a verificare l'effettivo possesso delle conoscenze disciplinari relative ai diversi ambiti. Il secondo nodo riguarda i neolaureati, o coloro che conseguiranno la laurea prima dell'attivazione e della "messa a regime" delle lauree magistrali per l'insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado. L'abilitazione può essere conseguita, avendo i crediti formativi necessari per l'accesso alle vecchie SSIS, attraverso la frequenza dell'anno di tirocinio formativo attivo. L'accesso al TFA è a numero chiuso e programmato attraverso una prova scritta (da superare con una valutazione minima di 42 su 60), una prova orale (da superare almeno con 15 su 20) e successiva valutazione dei titoli. Il terzo, delicatissimo nodo, riguarda i precari non abilitati che abbiano maturato almeno 360 giorni di insegnamento (sempre nella classe per la quale chiedono l'abilitazione). Si intrecciano due esigenze. Le graduatorie di terza fascia, per gravi errori di una programmazione basata sull'offerta dell'università e non sul fabbisogno di personale, hanno perso da anni la loro caratteristica di transitorietà (le tipiche "supplenze brevi) e i non abilitati sono stati usati, impropriamente, per supplenze lunghe a fronte di graduatorie svuotate di abilitati. Non c'è alcun dubbio che questa funzione di "tampone" delle inadempienze della macchina pubblica debba essere riconosciuta. Ma non a scapito dell'altra esigenza, che prevede una rigorosa selezione del personale docente basata innanzitutto su conoscenze disciplinari che un tempo erano valutate nella prova concorsuale e che non possono essere date per scontate. Chi si trova in questa situazione potrà accedere al tirocinio formativo attivo in soprannumero rispetto al contingente fissato, si vedrà riconosciuti una parte dei crediti (relativi al tirocinio a scuola e ai laboratori) e potrà svolgere la parte restante del tirocinio nella sede scolastica dove eventualmente presta servizio. Ma la frequenza del percorso abilitante è subordinata al superamento delle relative prove di accesso con lo stesso punteggio "di sbarramento" previsto per gli altri aspiranti (42/60 allo scritto, 15/60 all'orale). In tutti tre i casi, dunque, la proposta di regolamento punta superare la logica perversa della sanatoria, che ha purtroppo funestato gli altri due provvedimenti del passato garantendo un accesso indiscriminato ai corsi abilitanti. Si è cercato di distinguere tra due piani che non possono essere confusi. L'esperienza, l'aver svolto anche per anni servizio, non ha nulla a che vedere con l'averlo svolto "bene". In un sistema come il nostro, privo di rigorosi sistemi di valutazione, tutto fondato sugli automatismi di graduatorie costruite sull'anzianità o su "tasse improprie" (dal sostegno svolto per costrizione e non per vocazione, alle centinaia di inutili e costosi master, sino agli estremi del "pizzo" pagato per ottenere ore di supplenza), occorre iniziare a mettere degli argini. Il primo argine è che chi insegna, perlomeno, conosca la propria materia. Esiste un secondo argine, che riguarda la verifica dell'acquisizione dei metodi di trasmissione del sapere e una prima valutazione di attitudine all'insegnamento, costituito dalla prova di abilitazione posta alla fine dell'anno di tirocinio. Esiste un terzo argine, che riguarda la valutazione della capacità effettiva del docente di essere "insegnante": un argine tutto da costruire, con coraggio e la capacità di ribaltare un sistema che, oggi, non funziona e ha burocratizzato, svilendola, la professione. www.sussidiario.itSCUOLA/ Dirigenti, presidi e insegnanti: tutti nell’“Idra di Lerna” delle graduatoriemartedì 4 agosto 2009 Non poteva che essere una boutade la proposta leghista di una prova di accesso con elementi di conoscenza dialettale ai futuri albi regionali degli insegnanti. E, infatti, le dichiarazioni successive ai titoloni della stampa hanno messo le cose al loro posto e hanno evidenziato come le preoccupazioni reali dell’onorevole Paola Goisis e dell’onorevole Roberto Cota siano tutt’altro che peregrine. La materia del contendere, in effetti, è un’altra, resa incandescente dalla prossima immissione in ruolo, nelle scuole settentrionali, di centinaia di dirigenti scolastici meridionali figli non di un concorso, ma di una megasanatoria targata Prodi-Fioroni della quale non si è potuto fare altro che prendere atto. Figli, insomma, del lassismo nelle selezioni e delle graduatorie che governano l’istituzione scolastica, sistema perverso in base al quale cattedre, trasferimenti, stipendi sono assegnati non in base al merito, ma all’anzianità di servizio, all’avere parenti in condizioni (vere o presunte) di disagio, ad autentiche tasse improprie, come il sostegno “coatto” agli alunni con disabilità o la partecipazione a costosi corsi di (im)perfezionamento, magari on line. Fino agli estremi di insegnanti che, per qualche punticino in più, erano (sono?) costretti a pagare il pizzo a qualche rapace preside di scuola privata o a qualche funzionario corrotto. Sbaraccare questo mostro iniquo e costoso, ipocrita e criminogeno è un grido che corre trasversalmente e che sembrava aver trovato risposta nel progetto di legge Aprea. All’apparenza, tutto chiaro. Dopo aver conseguito l’abilitazione, l’aspirante docente sarebbe stato inserito in albi regionali e reclutato attraverso concorsi per titoli promossi da reti di scuole, triennio di prova e successiva conferma. Finalmente un’autentica valorizzazione dell’autonomia, cui il sistema nazionale di valutazione avrebbe impedito tentazioni clientelari. Tradotto in termini crudi ma reali, se hai docenti asini, la colpa è solo tua, non del destino e della graduatoria cinica e bara che te li hanno scucchiaiati in bidelleria. Ma le graduatorie sono come l’Idra di Lerna: tagli loro una testa, ne rispuntano due. Ed ecco che, nell’ultima formulazione del disegno di legge, fa capolino un inciso che, scomparsa dal testo la valutazione positiva dell’anno di applicazione, rischiava di mutare il riformismo in un grottesco “facite ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann' a poppa e chilli che stann' a poppa vann' a prora”. L’iscrizione all’albo avverrebbe «sulla base del voto conseguito nell’esame di abilitazione», il concorso da parte delle reti di scuole in base a “titoli” (e cosa costituisce titolo, se non appunto il voto di abilitazione?) creando di fatto l’ennesima graduatoria che sarebbe impossibile, per le scuole, non rispettare, pena ricorsi e sconfitte davanti a qualunque tribunale amministrativo. Correttamente, il primo testo Aprea indicava voto di abilitazione e valutazione dell’anno di prova come «requisiti» per partecipare ai concorsi. E siccome la Lega punta il dito sulla manica larga degli atenei meridionali, eccola proporre una prova supplementare che, basta leggere il disegno di legge presentato da Roberto Cota e Paola Goisis alla Camera e da Mario Pittoni al senato, testualmente, inserisce i docenti negli albi regionali in base al risultato ottenuto in un test di ingresso formulato «per verificare la conoscenza e la consapevolezza dei valori, degli scopi, degli obiettivi e dei requisiti generali dell’insegnamento» (articolo 11, AC 1710). Niente dialetto, dunque. Non sarebbe teoricamente una cattiva idea. Ma siamo ancora alla graduatoria e al tentativo, generoso ma forse impraticabile, di voler dare una base scientifica a una valutazione che può essere fatta solo sul campo. La capacità di trasmettere conoscenze, di “fare segno” non mi sembra misurabile attraverso un test, ma solo nella realtà della relazione dell’insegnante con le persone che ha di fronte a sé. E siamo all’altro corno del problema, distinto ma non distante: a una formazione iniziale dei docenti pensata per fornire conoscenze disciplinari, didattiche e pratiche e a un esame di abilitazione che compia (altrimenti, che abilitazione sarebbe?) una prima valutazione di quelle conoscenze e consapevolezze giustamente richiamate da Cota e Pittoni e di cui tante volte ho parlato con Giorgio Israel, con gli altri amici del gruppo di lavoro, con Fabrizio Foschi e Luciano Clementini, con Elena Ugolini e con le associazioni del mondo della scuola, raggiungendo un “idem sentire” che ha portato alla stesura finale del documento. Consegnare alle scuole dell’autonomia docenti ottimi tra cui scegliere liberamente mi sembra un’ipotesi su cui i volenterosi di ogni schieramento politico potrebbero, oggi, convergere. tecnicadellascuola.it
Orizzontescuola.itPrecariato: Da Professione Insegnante: lettera alle OO.SS. su immissioni in ruolo
03 agosto 2009 - inviata da Libero Tassella Ancora una volta, il Governo, ha comprato a spese nostre e con il
vostro beneplacito una "campagna pubblicitaria" a poco prezzo. Se per giochi vostri di potere che francamente hanno stufato tutti
non riuscite a essere unitari, perché date a noi la colpa di tutta
questa tragedia? C'è chi ha parlato di graduatorifico, sistemi di NUOVO RECLUTAMENTO, insegnanti giovani da inserire. La piattaforma da rivendicare senza se e senza ma è chiara e lampante: La favoletta meglio pochi e ben pagati, raccontatela voi ai nostri
figli, quando vedranno che prima mangiavamo un pollo l'uno, e oggi uno
ne mangerà 2 e noi niente. Lettera da firmare |
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